Com'era vivere in laguna quando le isole erano rigogliosi polmoni verdi? È di questo che si parlerà domani dalle 16 alle 19 nel dibattito «Come può l'archeologia contribuire a salvaguardare la Laguna di Venezia?», in programma nell'Aula Magna Silvio Trentin di Ca' Dolfin dell'Università Ca' Foscari. Per l'occasione saranno presenti anche studenti e professori dell'Università di Stanford (California) che negli ultimi anni hanno contribuito alla ricerca sugli scavi, coordinati dall'archeologo veneziano Diego Calaon, vincitore della prestigios borsa di studio Marie Curie e presente all'incontro pubblico. Gli studiosi spiegheranno ai cittadini un nuovo tipo di approccio, molto più coinvolgente anche per chi magari non è un esperto in materia. Si tratta del tentativo di unire più settori per poter ricostruire la percezione che il veneziano di qualche secolo fa aveva della laguna: «Anziché seguire un ordine cronologico», spiega Calaon, tra i massimi esperti di Torcello, attualmente in California, «si cercherà di unire i vari saperi per ricostruire quale tipo di percezione aveva un abitante di secoli fa dell'ambiente lagunare, utilizzando quindi un approccio antro-ecologico. Per esempio, sappiamo che un tempo le isole erano siti ricchissimi, in particolare perché erano vere foreste. L'utilizzo del legno per costruire navi e altro ha però portato piano piano a una desertificazione dei luoghi e quindi a un successivo abbandono». Insomma, che cos'è cambiato da allora? All'incontro interverranno anche il rettore Michele Bugliesi, il sindaco Luigi Brugnaro con delega alla cultura, il sovrintendente Francesco Trovò, la responsabile per Venezia dell'Unesco Katia Basili ed esponenti del l'università americana che negli ultimi anni ha dato un grande contributo agli scavi.