Quel ciclo di pitture che decora le pareti della "Villa romana" a Sava di Baronissi, scoperta poco più di mezzo secolo fa, conosciuto anche come "le catacombe", cioè un cimitero che fungeva da ipogeo della chiesa di Sant'Agnese, è certamente uno dei più importanti del territorio. Pitture che, nei giorni scorsi, a causa delle instabilità meteo, hanno corso un serio rischio di danni irreversibili se non ci fosse stato il tempestivo intervento preventivo da parte delle Soprintendenze Beap e archeologica di Salerno. L'allarme è scattato da parte dell'Associazione Archeologando in Tour di Baronissi allorquando sono state notate infiltrazioni d'acqua piovana dal sagrato della soprastante chiesa di Sant'Agnese. Immediato è stato il sopralluogo congiunto delle due Soprintendenze come pronta è stata l'opera di messa in sicurezza, grazie alla disponibilità del Sindaco di Baronissi, che ha messo a disposizione una squadra di operai i quali, in due giorni, hanno realizzato uno strato impermeabile a protezione contro le infiltrazioni. Un intervento, anche se provvisorio, che ha, comunque, scongiurato danni irreparabili all'antica Villa, architettura civile di età pagana riusata a fini religiosi cristiani e, cosa ancora più straordinaria, con presenza di altari barocchi in stucco, la cui demolizione rivelò pitture ben più antiche. Portata alla luce nel 1961, fu subito riconosciuta come una Villa Romana del I sec. d.C., ne sono testimonianza le pareti ad opus reticulatum, mentre i dipinti sono di età tardogotica. Annota Antonio Braca della Soprintendenza: «La datazione degli affreschi, nella parte più antica, non riesce a scendere al di sotto degli inizi del Quattrocento. La loro disposizione, insieme ai soggetti raffigurati, lascia intendere una situazione alquanto articolata dal punto di vista devozionale anche se si riscontra una sostanziale omogeneità culturale riconducibile alla pittura tardogotica con alcuni pannelli decisamente più tardi». Alcuni ambienti della "Villa" riportano sulle pareti dipinti a forma di trittico, quasi fossero delle cappelle devozionali. Una di esse era dedicata al culto giovanneo: in un pannello centrale è la "Vergine fra san Giovanni e san Pietro", mentre ai lati si trovano il raro tema della "Imposizione del nome al Battista" da una parte e, dall'altra, un soggetto ancora più raro ossia il "Battista bambino condotto nel deserto da un angelo". Scrive Braca: «Un tema che sottintende anche il commiato del fanciullo dalla famiglia e che in alcune opere, poche e tutte di epoca gotica, viene rappresentato anche con un angelo che lo prende per mano, proprio come nel nostro caso». Una seconda parete anch'essa organizzata come la precedente, presenta al centro la "Madonna con Bambino in trono", mentre su un lato è la "SS. Trinità con il Cristo Crocifisso" e sull'altro la "Ascensione di Gesù". «Riquadri che esprimono - aggiunge Braca - una dimensione iconografica che affonda le radici nelle immagini medievali. Soprattutto la "Ascensione di Gesù" ripropone una rappresentazione mutuata addirittura dall'arte carolingia, anche con l'assenza del particolare della croce». Anche se la "Villa" risale ad epoca romana, gli affreschi sono datati 1424 e riportano anche il nome frammentario del probabile autore: "Joh de ..e.ole", interpretato da Luigi Avino come Giovanni de Fiesole, alias Beato Angelico, e da Giuseppe Scavizzi come "Giovanni de Perole", località sinora risultata inesistente. Di certo non sono stati pochi gli studiosi interessati a questo monumento proprio per le peculiarità che esso contiene. Tra l'altro va ricordato che già nel 1962, a pochi mesi dal rinvenimento, il prof. Venturino Panebianco pubblicava in "Apollo", il bollettino dei Musei Provinciali di Salerno, "Scoperte nelle cosiddette Catacombe di Sava di Baronissi: Camposanto monumentale in una grande Villa romana».
I tesori della Villa romana salvati da interventi in rete
La "Villa romana" a Sava di Baronissi, nota anche come "le catacombe", è un importante cimitero ipogeo che fungeva da chiesa di Sant'Agnese. Le pitture che decorano le pareti della villa sono state scoperte poco più di mezzo secolo fa e sono considerate una delle più importanti del territorio. Nel 2023, le pitture sono state messi in sicurezza a causa delle infiltrazioni d'acqua piovana, grazie all'intervento delle Soprintendenze Beap e archeologica di Salerno. Le pitture sono datate tra il I secolo d.C. e il Quattrocento e sono di età tardogotica.
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