Via al restauro e alla conseguente valorizzazione dei dipinti provenienti dalla chiesa di San Giacomo (sono undici), all'interno della Cittadella carceraria. Si tratta di un progetto elaborato dalla Soprintendenza delle Belle Arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno, realizzato dallo "Studio Art Centers International" (Saci) di Firenze, la scuola di restauro internazionale. L'operazione è andata in porto grazie a Roberta Lapucci, capo del dipartimento Conservazione Arte e Archeologia ed elbana d'adozione, ha offerto la propria disponibilità a restaurare i primi quadri all'interno dei corsi di specializzazione dell'Istituto. Intanto si è cominciato con i primi quattro. E ieri sono stati portati a Firenze e consegnati all'istituto, con le dovute autorizzazioni e la vigilanza della Soprintendenza competente che, sia come soggetto proprietario, sia come ente deputato alla tutela, avrà poi il compito di seguire costantemente i lavori in tutto il loro svolgimento. Tutti di autore ignoto essi sono: "Le stigmate di San Francesco e i santi Luigi e Chiara" (secolo XVII), olio su tela, misure 157x130; "Madonna del Rosario e i santi Domenico e Caterina" (secolo XVIII), olio su tela, misure 190x139; "Santa Caterina d'Alessandria" (secolo XVIII), misure 132x96 olio su tela e infine "Madonna tra i santi Francesco e Luigi di Francia" (secolo XVII), olio su tela, misure 115x85. «Prende finalmente il via fanno sapere dalla Soprintendenza la fase operativa del progetto di recupero e valorizzazione di un importante patrimonio artistico elbano, di proprietà demaniale. Ideato dalla Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno, il progetto è intitolato 'Fuori dal carcere'. E ne è responsabile Amedeo Mercurio, funzionario storico dell'Arte competente per territorio. Fin dal marzo 2014 divenne improrogabile l'urgenza di sottrarre i dipinti al degrado e alla distruzione certa cui sarebbero andati incontro, se fossero rimasti nel loro luogo originario, la chiesa di San Giacomo. Quando, nel 2005, essa fu chiusa al culto, non si provvide al ritiro dei dipinti, probabilmente ritenendo che la struttura fosse sufficientemente sicura. Invece, col passare del tempo, si è constatato il peggioramento delle condizioni strutturali e come gli oggetti sacri fossero rimasti esposti alle infiltrazioni d'acqua piovana e all'incursione di volatili (piccioni e pipistrelli). La messa in sicurezza dei dipinti e il contestuale passaggio del loro uso dal Ministero della Giustizia a quello dei Beni Culturali ha aperto quindi la ricerca dei fondi necessari al restauro, esperienza oltremodo tormentata vista la situazione di grave difficoltà delle fonti di finanziamento statale. «L'arrivo dei dipinti nella chiesa avvenne nel 1635 conclude la Soprintendenza dono dei granduchi medicei a una potenza alleata. Del resto, i dipinti sono tutti di scuola fiorentina, alcuni di qualità molto elevata, e i soggetti contengono sempre immagini di santi e temi devozionali tipici della Controriforma, molto cari quindi alla cultura figurativa e religiosa dei popoli iberici».
PORTO AZZURRO - Salvati i dipinti della chiesa di San Giacomo
La Soprintendenza delle Belle Arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno ha lanciato un progetto di restauro e valorizzazione dei dipinti provenienti dalla chiesa di San Giacomo, all'interno della Cittadella carceraria. Il progetto, intitolato "Fuori dal carcere", è stato realizzato dallo Studio Art Centers International (Saci) di Firenze. I dipinti, di autore ignoto, sono stati consegnati all'Istituto di restauro dell'istituto e saranno restaurati. I dipinti sono stati portati a Firenze e consegnati all'istituto con le dovute autorizzazioni e la vigilanza della Soprintendenza competente.
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