La cartolina potrebbe sbiadire, il sogno non realizzarsi: gli arresti shock dei proprietari della Tecnis Concetto Bosco e Mimmo Costanzo e l'intoppo sulla galleria maledetta che da due anni blocca le ruspe della Sis all'altezza di piazza Lolli rischino di infrangere il progetto di una mobilità evoluta che sembrava a portata di mano. Un treno ogni 5 minuti che dalla nuova stazione Politeama conduce all'aeroporto senza cambi. Un sistema di collegamenti sul modello della Rer parigina che con trenta fermate consenta di muoversi da un punto all'altro della città e di raggiungere l'aeroporto ma anche Termini Imerese senza prendere l'automobile. I lavori in corso per realizzare ed integrare le sette fermate dell'anello ferroviario - con le nuove stazioni Politeama, Porto e Lazio-Libertà - e le trenta fermate del passante ferroviario avevano permesso all'amministrazione comunale di presentare la cartolina di Palermo 2018: una città europea con una rete di trasporto pubblico che oltre ai bus offre tre linee di tram e il matrimonio tra il passante e l'anello ferroviario. Ma il 2018 rischia di passare invano. L'arresto di Bosco e Costanzo coinvolti nello scandalo Anas preoccupa la città: che ne sarà degli scavi che hanno sventrato il cuore di Palermo? Piazza Politeama è un cantiere, così come viale Lazio e viale Campania e via Amari. Mentre residenti e commercianti contano i giorni che li separano dalla fine dei lavori, ecco l'inchiesta che fa vacillare la Tecnis già da mesi provata dalla carenza di liquidità. Al Comune c'è fortissima preoccupazione: già prima degli arresti, Palazzo delle Aquile era in allerta perché i lavori procedono a rilento. E adesso cosa succederà? I cantieri vanno avanti. Ma per quanto? Il sindaco Orlando ha scritto al ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio e ha chiesto un incontro a Rfi che ha appaltato i lavori. «È a rischio la mobilità cittadina », dice il primo cittadino. Che fa i conti con un'altra grossissima grana che ha bloccato a tempo indeterminato pure i lavori del passante ferroviario. L'opera da un miliardo 140 milioni è ancora ferma perché la Sis non riesce a chiudere la galleria sotterranea Imera-Lolli. Mancano circa 60 metri su due chilometri. Ma senza quella micro- porzione l'intera opera è inutilizzabile. La situazione è drammatica: 50 persone sono state sgomberate dalle loro case e l'impresa Sis che sta realizzando i lavori per conto di Rfi continua ad attingere dal mega- capitolo per gli imprevisti per pagare gli affitti agli sfollati che sono stati prorogati fino alla primavera dell'anno prossimo. Ma un inverno basterà? Intanto, dopo una mega-consulenza dal cachet ancora top secret al professore del Politecnico di Torino Giovanni Barla, l'unica soluzione proposta da Rfi è quella di abbattere le palazzine più danneggiate. Ma il Comune ha detto di no. Ferrovie già a luglio aveva chiesto l'autorizzazione dopo aver ottenuto, o almeno così ha fatto sapere l'impresa ai residenti, la possibilità di via libera dai Beni culturali. Ma per il municipio quegli edifici sono classificati come "netto storico" e per abbatterli serve una variante che solo il Consiglio comunale può accordare. L'ultimo contatto tra Rfi e il Comune risale ai primi di settembre. Da quel momento più nulla, mentre in vicolo Bernava la Sis continua a pompare cemento per cercare di fermare il fiume di acqua e fango. Un intervento che è già risultato inutile: quando il 6 giugno 2014, dopo un anno di iniezioni di cemento, le ruspe hanno ricominciato scavare in vicolo Bernava, un misto di sabbia e acqua ha invaso di nuovo lo scavo. Da allora è tutto immobile.