CABRAS Botta e risposta. Il sito di Mont'e Prama e l'utilizzo di un mini escavatore a pochi metri dai resti nuragici del cimitero dei giganti hanno generato un affondo del deputato del Gruppo misto, Mauro Pili, e una rapida difesa da parte della soprintendenza ai Beni archeologi. L'oggetto della contesa è una fotografia aerea del sito diffusa da Pili. Nell'immagine è ritratta la benna dell'escavatore che sembra sfiorare i resti di una delle due capanne nuragiche che dominano l'area di scavo, e ne fanno parte. Pochi metri più a valle c'è la trincea in cui sono state ritrovate più di cento tombe a pozzetto, oltre ai resti dei giganti di pietra. Pili non ha dubbi: "Questo è il sito archeologico più importante della Sardegna ed è stato messo sotto silenzio da tutti, compresa la Procura della Repubblica. Non gli è bastato sfregiare l'ultimo gigante, ora operano direttamente con la ruspa. È uno scandalo", conclude il deputato. La replica degli archeologi tira in ballo le prospettive che, soprattutto dall'alto, possono essere difficili da valutare con precisione: "Non ho visto la fotografia", ha detto Alessandro Usai, responsabile scientifico dello scavo, "ma la benna dell'escavatore non ha mai toccato terra in quella zona. Dall'alto non si può vedere ma è mantenuta in sospensione dal braccio meccanico e viene usata come una sorta di carriola senza ruote. Tutte le volte che è stata utilizzata in questo modo, infatti, la motrice è rimasta fuori dallo scavo". Dunque, la benna sarebbe stata utilizzata come contenitore "volante" per il trasporto della terra rimossa durante lo scavo e non come attrezzo di scavo. Insomma, una possibile questione di prospettive che ha acceso un piccato scambio di punti di vista.