LA FONDAZIONE Teatro alla Scala di Milano, che ha raccolto 8milioni e 256mila euro, è seconda nella classifica nazionale dei "bisognosi" più sostenuti. E la Lombardia, con 24 beni cui era possibile destinare una donazione ottenendo in cambio sconti fiscali, ha totalizzato da sola 12 milioni e 113mila euro circa su 34 milioni distribuiti in tutta Italia. Più di un terzo del totale. A poco più di un anno dal varo per decreto legge dell'Art Bonus, l'agevolazione fiscale fino al 65 per le erogazioni liberali a sostegno dei beni culturali voluta dal ministro Franceschini, si può iniziare a fare le prime stime sulla generosità dei mecenati italiani. Che hanno appunto mostrato di gradire i progetti lombardi andati in vetrina sul sito artbonus. gov.it. Una sorta di Kickastarter della cultura pubblica (su scala nazionale, non globale) dove monumenti, teatri, edifici storici, musei, possono spiegare e proporre progetti di recupero, potenziamento o semplice finanziamento a privati e imprese. Contando finalmente sulla leva, molto comune all'estero, di una forte detrazione fiscale per chi elargisce. Oltre alla Scala, a Milano si può dare una mano al recupero dell'ex Centro Caimi, di proprietà del Comune ma affidato al Teatro Parenti, che chiedendo 6 milioni di euro ne ha finora ottenuti 353mila e rotti. Un discreto successo, ma è niente in confronto al Teatro Donizetti di Bergamo, che vede arrivare poco meno di 3 milioni e 300mila euro. E possono sembrare miseri al confronto i 7mila euro movimentati per la manutenzione dell'orologio della torre di Palazzo della Ragione a Mantova, ma tanti ne bastavano per metterlo a posto e sono arrivati tutti. Quasi 40mila euro vanno a Palazzo Brunenghi a Castelleone e a Villa Ghirlanda Silva di Cinisello Balsamo arrivano 32mila euro. I veri successi si fermano qui, visto che in molti casi la cifra ricorrente è lo zero. Non è arrivato niente al Palazzo Giardino di Sabbioneta, nulla al Teatro Scientifico del Bibiena di Mantova. Oppure sono arrivati 60 euro ma in totale ne servirebbero 120mila al Consorzio Bibliotecario del Nord Ovest di Paderno Dugnano. «Gli interventi che richiedono di rientrare nei parametri dell'Art Bonus vengono inseriti sul sito per incoraggiare i finanziamenti, è certo una forma di pubblicità, ma è debole ed è chiaro che molto dipende dalla fama degli enti che si propongono e dalla loro autonoma capacità di svolgere un efficace campagna di fund raising». C'è poi il dubbio che sul totale dei beni artistici della Lombardia che avrebbero bisogno di aiuti, 24 non siano poi molti. Dal ministero tra l'altro non viene effettuata nessuna scrematura a priori, l'unico parametro necessario è la proprietà pubblica. «È fondamentale l'impegno delle amministrazioni locali, che vedendo i primi risultati si attiveranno. Ci aspettiamo nei prossimi mesi una grande crescita delle iscrizioni», fanno sapere sempre da Roma. L'identità dei benefattori è invece il più delle volte misteriosa. Nessuno dei generosi finanziatori della Scala ha fornito ad esempio al sito del ministero il permesso di rendere pubblica la propria identità. Temendo forse di svelare in pubblico fortune tenute ben nascoste, nel caso dei privati, o di dover spiegare ai dipendenti investimenti benemeriti in tempo di crisi, nel caso delle aziende. Nel caso della Scala, che le ha già messe a bilancio, le donazioni non sono vincolate a progetti specifici. Non andranno quindi alla Palazzina Verdi come sembrava in un primo momento. L'ente lirico preferisce che i grandi progetti rimangano appannaggio degli sponsor, che in cambio godono di un giusto ritorno di immagine. A tutti gli altri sembra del resto bastare per ora lo sconto fiscale.