Entrare in una stanza, al buio, cliccare sopra un touch screen e, di colpo, trovarsi immersi, grazie alle immagini, alla musica e alle parole, in un viaggio nei comuni della Valle del Serchio è un'esperienza unica e originale. Se poi scegliamo di vedere gli scorci, avvolti dalla nebbia, del Ponte della Maddalena (meglio noto come Ponte del Diavolo) la cui leggenda vuole che di lì, ogni tanto, passi un diavolo dalle sembianze di un pastore maremmano tutto bianco, può essere anche un'esperienza ricca di suspense. È questo che quel accade varcando la soglia del nuovo iMuseo multimediale delle Rocche e Fortificazioni della Valle del Serchioi che, dopo un importante intervento di recupero, è stato allestito presso i locali della Volta dei Menchi nel centro storico di Barga (Lucca). Sono circa venti le fortificazioni all'interno del museo multimediale. Basta un clic e la stanza si riempie di un piccolo racconto filmico sulla storia, il paesaggio, l'arte, la cultura, le leggende di un luogo della valle del Serchio. Il progetto (realizzato con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, Fondazione Monte dei Paschi di Siena e Arcus spa) è stato presentato e coordinato dall'Unione dei Comuni della Valle del Serchio e della Garfagnana e ha visto la collaborazione del Dipartimento di Civiltà e forme del sapere dell'Università di Pisa, in particolare del team coordinato dalla professoressa Sandra Lischi, ordinario di cinema, fotografia e televisione e pioniera di discipline multimediali. La collaborazione con il Museo è nata nel 2013 quando, tramite il Cico (Centro Interdisciplinare di Studi sulla Comunicazione) venne stipulata una convenzione fra il Dipartimento e l'Unione Comuni Media Valle del Serchio, che ha consentito l'attribuzione di borse e di contratti finalizzati allo studio e alla realizzazione della sala museale. Durante la cerimonia di inaugurazione, il prorettore ai Rapporti con il territorio dell'Ateneo pisano, Maria Antonella Galanti, ha sottolineato «l'importanza dei musei vivi, capaci di fare appello anche al lato emozionale della memoria e della spinta alla conoscenza» e ha ribadito «l'importanza di un dialogo proficuo fra i saperi universitari e le culture del territorio». «Noi siamo stati contattati dall'ufficio cultura del comune di Barga spiega la professoressa Sandra Lischi dunque l'iniziativa è nata da un'esigenza del territorio. Il loro obiettivo era quello di realizzare un museo della valle evitando di creare uno spazio inerte. Quel che avevano in mente era uno spazio interattivo e multimediale che attirasse i turisti e fosse al servizio delle scuole». E così il museo della Valle del Serchio è diventato un luogo "vivo": sulle pareti si alternano immagini che ti avvolgono completamente a partire da una postazione dotata di un touch screen su cui sono riportate tutte le località vicine al fiume, un po' come in una carta geografica. Ci sono micro racconti legati al luogo, e dunque a un comune della valle; oppure racconti tematici come, per esempio, gli antichi mestieri, le tradizioni, i ponti, i paesaggi. In quest'ultima sezione possiamo scoprire il mestiere del fabbro, quello del pastore oppure la storia dei cavatori di marmo in un succedersi di volti, gesti e mani che custodiscono le tradizioni della valle. «Il lavoro spiega la professoressa - è durato un anno e mezzo, le riprese un paio di mesi, a ritmo intensivo ed il criterio di scelta delle immagini è stato principalmente la loro bellezza evocativa. Questo è un museo che, attraverso la suggestione poetica ma anche attraverso un percorso conoscitivo, vuole solleticare la voglia di andare a vedere, da vicino e dal vivo, le molte ricchezze della valle». Il team che ha curato l'allestimento è composto da Gianluca Paoletti, dottore di ricerca all'Università di Pisa in Storia delle arti e dello spettacolo, che ha realizzato i video; Andreina Di Brino, anche lei dottore di ricerca all'Università di Pisa in Storia delle arti e dello spettacolo, che ha curato le ricerche e l'adattamento dei testi facendo un'accurata analisi delle fonti e della memoria; Marco Bigliazzi, laureato in Storia dell'Urbanistica nell'Ateneo pisano, che ha curato l'aspetto interattivo e le animazioni grafiche; Giuseppe Cassaro, laureato all'Università di Pisa in Cinema, teatro e produzione multimediale, che ha elaborato le musiche e la concezione sonora. Un gruppo quello dell'Università che denota l'eccellenza pionieristica maturata a Pisa nel campo dell'audiovisivo e del multimediale e che è pronto per affrontare le nuove sfide che stanno lanciando i musei, non più luoghi statici ma dinamici che fanno sempre più appello all'emotività, alla sensibilità e sono capaci di fornire un nuovo modello di socialità. E' l'unico modo per differenziarsi dagli smartphone che ti danno l'illusione di avere il mondo a portata di mano e quindi ti trattengono sul divano di casa. «In Italia dice Sandra Lischi siamo un po' in ritardo sulla nuova concezione dei musei e sull'uso dei linguaggi multimediali però anche il Museo della Resistenza a Fosdinovo (uno dei primi in Toscana) è stato realizzato seguendo la strada della multimedialità e del luogo interattivo».