ALBERONA , Bovino, Pietramontecorvino, Roseto Valfortore, Vico del Gargano, Cisternino, Locorotondo, Otranto, Presicce e Specchia. Sono i magnifici dieci di Puglia, ovvero i centri riconosciuti fra i "Borghi più belli d'Italia" e parte, dunque, dell'omonima associazione. Paesi che si ritroveranno a colloquio, da venerdì a domenica a Cisternino, in occasione della terza conferenza internazionale dei "Borghi più belli del Mediterraneo". A promuovere il confronto è l'amministrazione comunale cittadina, insieme con il club italiano dei Borghi, con l'obiettivo di «coinvolgere tutti quei piccoli centri, altrimenti descritti come "borghi", appartenenti al bacino geografico del Mediterraneo e sino ad oggi esclusi dalle principali rotte del turismo di riferimento ma ugualmente testimoni di storia, arte e architettura». Protagonista delle tre giornate di confronto, poi, il Politecnico di Bari che, lo scorso 11 marzo, sottoscrisse una convenzione con l'associazione dei Borghi più belli d'Italia per il supporto tecnico scientifico e la redazione di un programma di salvaguardia e valorizzazione dei dieci borghi pugliesi. Perché è vero, avverte Loredana Ficarelli, pro rettore del Politecnico e coordinatrice del laboratorio Borghi vivi Puglia, che «questi centri sono entrati nella rosa dei Borghi più belli, ma non per questo, anzi, sono esenti dal rischio di essere a sottoposti a interventi di manutenzione o trasformazione che possano comprometterne i tratti identitari originari». Nel merito del lavoro di ricerca condotto dall'Ateneo scientifico barese, anticipa Loredana Ficarelli, «abbiamo ridefinito in primo luogo i principi identitari, sotto il profilo architettonico e urbastico, contestualizzando ciascun borgo con il paesaggio rurale nel quale insiste. Si è proceduto così con un'analisi "tipomorfologica" sul territorio, ricercando i caratteri peculiari che dimostravano l'appartenza di una tipologia insediativa rispetto alle morfologie dei territori. Un rapporto che determina scenari diversi tanto che, per una più agile definizione delle metodologie di analisi, abbiamo circoscritto la nostra indagine a Roseto Valfortore e Alberona, espressione degli ambiti paesaggistici dei monti Dauni, Cisternino e Locorotondo, per la Valle d'Itria, e Presicce e Specchia, infine, per il cosiddetto "Salento delle serre". La tesi di fondo, dunque, è che ciascuna tipologia di borgo sia frutto dello stesso territorio nel quale insiste, con delle specificità quindi che lo rendono del tutto unico». Sul campo, invece, docenti e studenti del Politecnico sono stati impegnati in questi mesi con sopralluoghi e rilievi architettonici per «individuare dei modelli e tematizzare la ricerca per analizzare lo stato di fatto di questi borghi. Si è trattato, insomma, di un lavoro sia didattico che scientifico ». Ai decisori istituzionali, allora, il Politecnico affiderà così delle linee guida. «È fondamentale intanto che - conclude Loredana Ficarelli - siano mantenute le tipologie abitative di ciascun borgo, il trullo di Cisternino o Locorotondo al pari della casa a schiera di Roseto Valfortore o dei sistemi a corte domestica delle abitazioni nel centro storico di Presicce. Non stiamo teorizzando però che tutto resti immutato, ma più semplicemente che gli interventi di conservazione così come il nuovo edificato dovranno riflettere la tradizione consolidata dei luoghi, al fine di non comprometterne l'identità. Così come, allo stesso modo, per ciascun borgo è fondamentale che resti saldo il rapporto con il paesaggio circostante, ovvero che non sia compromesso con insediamenti architettonici che ne stravolgano gli equilibri consolidati».