Per gli studenti di terza del Primo liceo artistico di Torino, la scuola non è finita, ma s'è trasferita a Carignano. Qui, questi ragazzi di 16 e 17 anni, pennelli, tavolozze e cavalietti alla mano, hanno due progetti molto ambiziosi da realizzare. Il primo, ricostruire la cinquecentesca chiesa diroccata di San Remigio. Il secondo, restaurare i dipinti ottocenteschi che affrescano le volte del duompodi San Giovanni B atti -sta. Lorenzo Marengo e Simona Carlini dipingono sulle loro tele la chiesetta dedicata al Vescovo di Reims e ridotta a tempio dell'incuria: le colonne del pronao che stanno su per miracolo, il tetto precipitato in un cumulo di macerie, la torre del campanile avvolta da piante rampicanti. E un buco apertosi al centro della navata che fa ora pensare che là sotto si nasconda una antica cripta longobarda. «I loro disegni al vero - spiega Simona Galeotti, la pittrice che li coordina - saranno esposti in autunno in una mostra come rilievi planimetrici per documentare il futuro restauro». ALBERTO CUSTODERO I LICEALI dell'Artistico vogliono trasformare quello scheletro di mura piagate e travi annerite (ciò che resta di san Remigio), in una vera e propria chiesa. Da soli? «Noi partiamo-spiegano Carlini e Marengo - qualcuno ci seguirà». E «qualcuno», in effetti, s'è già accorto di questo ambizioso progetto dei ragazzi di terza del Primo liceo artistico di Torino: è Gianni Oliva, neo assessore regionale alla Cultura. «È un'iniziativa di grande interesse daprendere in considerazione - ha commentato l'assessore - incontrerò al più presto quegli alunni e i loro insegnanti, oltre alle istituzioni di Carignano, per valutare di inserire San Remigio nei piani di intervento e restauro regionali». Ma perché Carignano, città che lega il suo nome alla storia dei Savoia (da quel ramo nacque Carlo Alberto), ha lasciato che su quella chiesetta il tempo infierisse fino a ridurla in un rudere? «Negli anni Settanta - ha ricordato Carlo Arduino, storico locale - l'amministrazione aveva appaltato i lavori per il restauro del tetto. Ma la prefettura bocciò la delibera per un aspetto formale. E da allora, cambiate le giunte, la vicenda è passata nel dimenticatoio». A Carignano s'è già costituita l'associazione «pro san Remigio» che ha come scopo il «mantenimento del monumento di interesse demo-etno-antropologico». Antiche tracce dei longobardi ritrovate negli anni scorsi attorno alla chiesetta hanno fatto pensare che quell'altura di fronte all'ex ospedale fosse fin dai tempi antichi un luogo di culto. Ecco spiegato il fascino che fa sì che quelle mura diroccate appaiano un patrimonio storico artistico da difendere. All'interno del duomo che Benedetto Alfieri, discepolo di Iuvarra, disegnò ispirato dal ventaglio di una dama, ci sono altri allievi dell'Artistico. Sono appollaiati in una delle tante cappelle che traforano la volta in un gioco unico di luci e ombre. Nella nicchia dedicata a san Filippo Neri, in cima a un'impalcatura, a dieci metri d'altezza, è al lavoro una dozzina di studenti coordinati dalla restauratrice Silvia Gayet. Il loro compito rientra in un progetto dell'associazione «Giovani Insieme» dell'architetto Luisa Gallo finanziato dalla Soges. Federica Mastronardi, tuta bianca, guanti da chirurgo, con un minuscolo pennellino sembra ricucire la tonaca scrostata del santo Cottolengo affrescato a olio nel 1818 dal pittore Emanuele Appendini. Martina Giustetto sta ritoccando un particolare del dipinto di Sant'Alfonso de Ligorio. «È una grande emozione - ha detto la studentessa - restaurare un'opera del passato, ripassare il pennello su un'opera dipinta due secoli fa da un artista importante. È molto difficile, c'è la paura di sbagliare, ma anche la soddisfazione, dopo tanta teoria sui banchi di scuola, di poter passare alla pratica». «Questi dipinti - ha spiegato la restauratrice Silvia Gayet - sono stati rovinati dall'umidità che è affiorata in superficie e ha cancellato i colori. Il nostro compito è di ricostruire gli intonaci distrutti dal tempo e riportare questi colori alla loro luce originale».