ROMA. Una stampante 3D contro la furia iconoclasta dello Stato Islamico. In grado di ricostruire quel che i terroristi del Califfato hanno cercato di cancellare per sempre grazie a una tecnologia tutta italiana, presentata ieri al Maker Faire di Roma, la fiera dedicata all'innovazione. Sì, perché l'arma vincente di questo nuovo fronte della guerra all'Is potrebbe essere proprio una mega stampante 3D creata da Massimo Moretti di Wasp, inizialmente con l'idea di costruire case a basso costo e immediatamente fruibili in zone disastrate: un oggetto che ha le potenzialità per ricreare anche opere di valore inestimabile andate perdute, sia che si tratti di sculture che di architetture. Come il colossale lamassu di Nimrud, la scultura assira risalente al nono secolo che rappresenta il mitologico guardiano delle città, metà toro e metà uomo, su cui i jihadisti si sono accaniti con picconi e martelli lo scorso febbraio. O ancora il famoso leone di Alat all'ingresso del sito archeologico di Palmira in Siria, fatto esplodere ai primi di luglio in un'operazione terroristica che il direttore generale dell'Unesco Irina Bokova ha definito di «pulizia culturale ». «Chi cancella le testimonianze del passato vuol negare i valori di tolleranza e dialogo che quelle vetigia rappresentano», sostiene Bokova. Il progetto per ricostruire in scala reale alcuni degli antichi manufatti distrutti dai terroristi in Siria e Iraq è curato dall'Associazione "Incontro di Civiltà" presieduta dall'ex ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli ed è realizzato con l'aiuto di Riccardo Luna, consigliere per l'innovazione della presidenza del Consiglio e curatore di Maker Faire, la consulenza dell'archeologo Paolo Matthiae, il sostegno di Emmanuele Emanuele della Fondazione Terzo Pilastro. E poi, appunto, la tecnologia sviluppata da Massimo Moretti di Wasp - che già si è occupato dei calchi di Pompei - e che ora ha creato GigaDelta, la stampante 3D alta 12 metri in grado di stampare forme fino a un diametro di sei metri per sei. «Il terrorismo ha pensato di poter distruggere per sempre grandi patrimoni dell'umanità ha detto Rutelli - questo progetto dimostra che tecnologia e creatività sconfiggono l'idea stessa di distruzione. Recuperando memoria e identità». Se quei capolavori sono perduti per sempre dunque, a guerra finita sarà però possibile ricostruire fedelmente le loro sembianze rinnovandone il messaggio. E infatti il progetto ha già l'approvazione dell'Unesco. E forse si potranno perfino usare le stesse ceneri dei capolavori distrutti. Spiega Moretti, infatti, che «la stampante è pensata per un uso a chilometro zero con quel che trova sul posto. Anche materiali distrutti, polveri di pietra. Un domani potremmo dunque perfino utilizzare le polveri originali delle opere distrutte: per ora un sogno ma un opera del genere avrebbe un impatto emotivo potentissimo». Se gli originali non esistono più, infatti, la ricostruzione può essere effettuata traendo i dati matematici per la riproduzione tridimensionale da foto, video, disegni. Magari ipotizzando, in futuro, una collaborazione con altri: come il Project Mosul o il Million Image Database Project che si occupano proprio di raccogliere materiale fotografico da ogni fonte possibile al fine di creare un database delle opere a rischio. «Siamo aperti a collaborare con tutti» dicono i curatori. Per ora il progetto è ancora alle prime battute. Ma entro dicembre saranno pronti i primi prototipi in scala 1 a 1 che saranno presentati a Roma: il toro alato di Nirmud e il leone di Palmira. «Una volta acquisite e digitalizzate tutte le informazioni le opere saranno indistruttibili» conclude Moretti. «Perché la conoscenza che ne avremo sarà eterna». Proprio come i valori di cui sono portatrici.
La stampante che farà rinascere l'arte distrutta
A Roma, un progetto italiano ha presentato una stampante 3D alta 12 metri, chiamata GigaDelta, che può ricostruire opere d'arte e monumenti distrutti dall'Is. La stampante è stata creata da Massimo Moretti di Wasp e ha le potenzialità di ricreare opere di valore inestimabile, come sculture e architetture. Il progetto è curato dall'Associazione "Incontro di Civiltà" e ha l'approvazione dell'Unesco. La stampante può utilizzare materiali distrutti, come polveri di pietra, e può essere utilizzata per ricostruire opere in scala reale.
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