ARNALDO Sciarelli la mette giù dura. «La città è inadeguata al San Carlo. E gli imprenditori sono freddi di chiamata quando si tratta di impegnarsi per la cultura ». Sciarelli, manager delle assicurazioni industriali, è l'unico benefattore del Teatro San Carlo disposto a sborsare ogni anno, ormai da tempo, cinquemila euro per la Carta Platino. C'è anche un altro imprenditore, Antonio Cinque, che di euro ne mette tremila per la Carta Oro Internazionale, e una quarantina di privati che con 800 euro l'anno danno un contributo ben più contenuto, quello previsto dalla Carta Oro. Arnaldo Sciarelli ha invece scelto di contribuire alla vita del Lirico con generosità, aggiungendo alla contribuzione per la Carta Platino anche un congruo numero di abbonamenti. «E che diavolo! Parliamo di un'istituzione culturale tra le più importanti e prestigiose al mondo ». Dieci giorni fa il Consiglio di indirizzo della Fondazione ha rivolto al mondo dell'impresa un appello affinché aumentasse il numero dei sottoscrittori. Un appello sin qui inascoltato. «Il finanziamento verso il bene pubblico è accolto sempre con grande scetticismo», afferma Sciarelli, che collega alla mancanza di generosità verso il San Carlo anche «la disaffezione verso la classe politica e dunque quelle istituzioni i cui vertici vengono individuati dalla classe politica, appunto. Così sul San Carlo si riflette la sfiducia verso la politica». Ma non è tutto. «Gli imprenditori napoletani e campani sono di manica corta. E decisamente ignoranti. Seguono le indicazioni dei commercialisti: tenere un basso profilo, non comparire se non quando è indispensabile, non metter soldi senza ricevere in cambio qualche beneficio. Non accetterebbero, dunque, neanche di finanziare restando nell'anonimato».Come accade invece in altre Fondazioni italiane, dove le contribuzioni dei privati vengono " coperte" proprio per evitare sovraesposizioni dei benefattori. «Io non ho nulla da nascondere. E ho una visione diversa: mi sono sempre interessato di cultura, al di là delle assicurazioni industriali che sono la mia attività principale (Sciarelli è stato, tra l'altro, editore e commissario straordinario di Arcus, società per i Beni culturali controllata dal Tesoro). In questo teatro ci ho vissuto, sin da piccolo. Sento, fortissimo, un senso di appartenenza ». Che Sciarelli non riscontra nella classe dirigente napoletana, nei ricchi vecchi e nuovi, degli imprenditori, nel mondo del commercio e in quello dell'accademia. «Non c'è senso di appartenenza, non solo verso le istituzioni culturali. Anche all'interno dei partiti si armano l'uno contro l'altro, persino in quel Pd che è il mio partito di riferimento, persino tra persone degnissime. Penso a Umberto Ranieri, una delle menti migliori del partito, che si schiera contro Antonio Bassolino. È un esempio, solo uno dei tanti possibili, ma la dice lunga sulla nostra generazione, il cui peccato più grave, nella politica locale, è non aver tirato su una nuova classe dirigente». La scarsa attenzione verso la cultura è tutt'uno, per Sciarelli, con la cultura politica. «Veniamo da vent'anni di berlusconismo. Di leader che dicevano che con la cultura non si mangia. Qui a Napoli ci sono imprenditori che col San Carlo hanno guadagnato moltissimo (vogliamo ricordare la vicenda delle funi d'oro?), ma non hanno dato nulla. È impensabile che a Napoli e provincia non ci siano mille persone in grado di versare cinquemila euro all'anno, tra imprenditori, professionisti, accademici, intellettuali. Oggi più che mai ne trarrebbero anche un vantaggio, grazie alla legge per l'Art Bonus, che consente per le donazioni uno sgravio fiscale del 65 per cento». Antonio Cinque, il patron di Camaga srl, le officine meccaniche navali che sorgono accanto ai laboratori del San Carlo a Vigliena, si dice addirittura «scandalizzato quando leggo l'elenco degli imprenditori che al Lirico danno solo 800 euro all'anno. Una vergogna. Ma non me la sento di fare loro un appello. Può un nome insignificante come il mio fare appello ai grandi dell'imprenditoria? ». Una lezione di umiltà. »Ma no - si schermisce - mi sono innamorato del San Carlo oltre vent'anni fa e voglio dare il mio contributo ».