VENEZIA Era «il santo protettore»: chi se non il «dottore», alias Gianni Letta, poteva dare la garanzia? Per il presidente Giovanni Mazzacurati, per il capo della Mantovani Piergiorgio Baita, per ingegneri e segretarie del Consorzio Venezia Nuova, ma anche per Paolo Costa all'Autorità portuale, lui era «il santo protettore». Quello dal quale l'anziano ingegnere andava ad ogni pie' sospinto, ogni volta che c'era un problema, politico o, soprattutto, finanziario, di quelli che potevano ostacolare la marcia del Mose. Se non volevano farne il nome, era semplicemente «il dottore», si tratta di Gianni Letta. Sottosegretario alla presidenza del Consiglio all'epoca dei fatti - 2010 e 2011 - eminenza grigia del governo Berlusconi. Un uomo che a Roma sa muoversi con passo felpato e sa ottenere ciò che vuole per sé e gli amici, come dimostrano centinaia di intercettazioni telefoniche e decine di intercettazioni ambientali nel'inchiesta sulla corruzione per il Mose. E i pubblici ministeri Stefano Ancilotto, Paola Tonini e Stefano Buccini non potevano non chiedere agli imputati che hanno collaborato prima e dopo quale ruolo avesse avuto Letta, insistere per farsi spiegare se anche lui fosse stato tra coloro che hanno intascato mazzette. Mazzacurati ha decisamente negato: «Mai pagato» ha ripetuto. Baita ha spiegato che a tenere i rapporti con Roma era l'anziano ingegnere, ha comunque aggiunto che l'uomo più legato a Letta nel Consorzio Venezia Nuova era Alberto Mazzi, l'imprenditore romano della «Grandi Lavori Fincosit»: era a lui che dovevano rivolgere quelle domande. Mazzi, però, ha ammesso soltanto le sue responsabilità dirette, quelle di aver contribuito, stando al vertice del Consorzio, a formare i fondi neri per corrompere funzionari pubblici e politici, quelli già arrestati, non una parola in più. E, allora, non c'è che affidarsi alle intercettazioni, spulciando dalle settantamila pagine della maxi inchiesta, quelle numerosissime in cui spunta il nome del grand commis di Stato. Ci sono le ultime intercettazioni, quelle grazie alle quali gli investigatori della Guardia di finanza ascoltano l'ingegner Mazzacurati anche dopo l'arresto, la confessione ed è tornato libero. E scoprono che continua la sua attività da lobbista, nonostante le indagini: il 5 febbraio 2014 (dall'8 agosto 2013 è libero dopo un mese di domiciliari)si incontra alla pizzeria «Ae Oche» e parla con Baita (libero dal 21 settembre dello stesso anno) e i finanzieri annotano che l'appuntamento tra i due avviene due giorni dopo il 3 febbraio, giorno in cui Mazzacurati ha incontrato Gianni Letta. Forse per rassicurarlo, certo non per parlargli di finanziamenti per il Mose, come aveva fatto decine di volte quando era al vertice del Consorzio. Il 27 aprile 2010 è l'allora sindaco Giorgio Orsoni a chiamare Mazzacurati e a spiegare che proprio Letta gli ha prospettato una sua idea, quella di dare la delega per la Legge speciale a Brunetta, l'ingegnere gli risponde che con Letta si vedrà proprio il giorno successivo e il sindaco aggiunge che l'idea di Brunetta alla Legge speciale non è male, basta che si occupi solo di quella e non di tutto. Anche Paolo Costa ricade nella sfera di Letta: Mazzacurati, parlando con una sua collaboratrice, spiega che il presidente dell'Autorità portuale sarebbe in uno stato di esaltazione perché il sottosegretario gli aveva organizzato un incontro con i ministri Prestigiacomo e Scajola. Mazzacurati va da Letta non solo per parlargli delle esigenze del Consorzio, soprattutto dei 400 milioni per proseguire con il Mose, gli stessi per i quali il braccio destro del ministro Tremonti, Marco Milanese, avrebbe intascato 500 mila euro per convincere il suo capo e proprio per questo è sotto processo al Tribunale di Milano. Il figlio di Mazzacurati, il regista Carlo, chiede al padre di intercedere presso Gianni Letta e l'ingegnere gli spiega che il sottosegretario avrebbe spinto per ottenere i fondi del ministero dei Beni culturali proprio per un suo film. In un'altra occasione, durante la Mostra del cinema del 2010, Mazzacurati racconta alla sua collaboratrice che parlerà a Letta della partecipazione del figlio al concorso e del fatto che un sottosegretario, invece, spinge per il film di Martone.