IL PERSONAGGIO L'ARTISTA DA FIRENZE A LONDRA CON I SUOI VIDEO ALLA ANDY WARHOL IRITRATTI di Matilde Gagliardo a colori, definiti da un'inquadratura classica e inequivocabilmente in posa sembrano invece dei quadri che si muovono. Tanto che un bambino, messo di fronte ad uno di questi ritratti, ha subito detto che sembrava un "quadro di Hogwarts": la scuola di magia di Harry Potter, alle cui pareti antiche tele ospitano figure che si muovono. Le fonti di Matilde Gagliardo, tuttavia, sono più auliche. Cresciuta in una famiglia palermitana di solide tradizioni culturali legata al circolo di Tomasi di Lampedusa e al cultore dell'opera dei pupi, l'antropologo Antonio Pasqualino, che era suo zio , l'incontro determinante della sua vita è stato con la storia dell'arte alla Scuola Normale di Pisa: nasce da questa esperienza la decisione di trasferirsi a vivere a Firenze, quasi trent'anni fa. E il dialogo serrato con l'altissima tradizione del ritratto rinascimentale e barocco sembra il vero sostrato delle sue opere: che si spingono fino a rendere concrete le estensioni temporali chiamiamole così che uno spettatore di oggi più o meno consciamente "presta" agli antichi ritratti che ammira nei musei ma senza eccedere, senza trasformarli in film o in mute interviste televisive. Sembra un concetto difficile, ma è la cosa più naturale del mondo: la pittura non può controllare il tempo, è un'arte dello spazio. Ma da sempre i grandi pittori hanno cercato di forzare questo limite, suggerendo con un accenno a movimenti del corpo, o dello spirito allo spettatore che quanto è sulla tela presuppone un prima e un poi, che possono svolgersi liberamente nella fantasia di chi guarda. "Sembra che stia per parlare", oppure "pare che si sia appena seduto comodo": quando pensiamo cose come queste di fronte a opere di Leonardo, Raffaello o Van Dyck non facciamo niente di banale, o di sbagliato. Anzi, stiamo al loro magnifico, divino gioco. Leon Battista Alberti diceva che la pittura serve a far sentire vivi coloro che ormai non ci sono più, e vicini quelli che sono lontani. Catturare la vitalità dell'individuo è sempre stata la sfida del più alto e impervio genere artistico: il ritratto. Dietro la magnifica Giovanna Tornabuoni del Ghirlandaio c'è un cartiglio con un epigramma di Marziale che dice che se la pittura potesse rappresentare l'anima delle persone, quel quadro sarebbe il più bello del mondo: di lì a poco, Leonardo insegnò a tutti che ritrarre credibilmente gli impercettibili movimenti del corpo era la via maestra per catturare e dipingere anche i movimenti dell'anima, e iniziò una stagione artistica che, almeno da questo punto di vista, è ancora la nostra. È questa l'eterna sfida a cui rispondono anche i videoritratti di Matilde Gagliardo, che ormai sono centodieci, e che lungo dieci anni hanno rappresentato persone note (da Giuseppe Tornatore ad Alessio Boni, da Daniel Buren a Stefano Bollani), ma anche artisti di strada, studenti, estetiste, giornalisti, grafici... Immaginate cosa sarebbe camminare in un lungo corridoio, dove a destra e a sinistra, ci fossero cento quadri con cento persone in posa, ma vive e in movimento: una specie di Corridoio Vasariano 2.0. È un'antica tradizione arredare le biblioteche con i ritratti: per ricordare che i libri non sono oggetti morti, ma meravigliosi ponti con altri esseri umani, di ogni epoca. Sarebbe bello immagnare che, prima o poi, una grande biblioteca fiorentina potesse accogliere in forma ampia e permanente ciò che si è fatto a Londra: costruire questa galleria di uomini del ventesimo e ventunesimo secolo, pronti per andare vivi, anzi vivissimi , nel futuro più remoto.