ROMA Il Colosseo chiude la mattina per quasi tre ore per un'assemblea sindacale e nel pomeriggio il consiglio dei ministri approva un decreto legge che cambia le regole per tutti i musei e siti culturali italiani, sia pubblici che privati. Da oggi, per quanto riguarda scioperi e assemblee sindacali, saranno considerati "servizi pubblici essenziali". Detto fatto, la legge è stata cambiata a tempo di record. Solo la potenza di un "simbolo" d'Italia, vetrina nazione sul mondo visitato ogni anno dai sei milioni di turisti e che rimpingua le casse della Sovrintendenza romana, poteva far scattare. «Nessun diritto dei lavoratori è stato violato, si è trattato solo di buon senso» così il premier Renzi ha commentato il decreto legge dal titolo "Misure urgenti per la fruizione del patrimonio storico e artistico della nazionale". Dopo la vicenda di Pompei chiusa il 24 luglio, si è alzata una nuova bufera politica attorno alle assemblee sindacali nei luoghi turistici più visitati d'Italia. Quella di ieri che ha ritardato l'apertura non solo del Colosseo, ma anche del Foro romano, delle terme di Caracalla e di altri siti archeologici era stata indetta dai dipendenti della Sovrintendenza a cui non viene pagato il salario accessorio da 9 mesi e che aspettano il rinnovo del contratto, bloccato da anni. In risposta ai sindacati era arrivato già dalla mattina l'attacco di Matteo Renzi. «Non lasceremo la cultura ostaggio di quei sindacalisti contro l'Italia» ha scritto il capo del governo su Twitter non appena ha visto le immagini della folla di turisti seduti sull'asfalto davanti ai cancelli chiusi del Colosseo e dei Fori. Dure anche le parole del ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini: «La misura è colma. Proprio mentre i dati del turismo sono tornati positivi, una nuova assemblea sindacale al Colosseo fa restare turisti in fila davanti agli occhi del mondo. Nessuno tocca i diritti dei lavoratori, ma si vuole tutelare anche quelli degli utenti e dei turisti». Per la verità, la richiesta di indire un'assemblea era stata comunicata regolarmente alla Sovrintendenza lo scorso 11 settembre. Claudio Meloni, coordinatore nazionale per la Cgil del Mibact spiega: «Non è possibile che il ministro Franceschini non sapesse che le assemblee avrebbe comportato il rischio di aperture ritardate. Inoltre, vorrei ricordare che i beni culturali erano già inseriti nella legge che regolamenta i servizi pubblici essenziali». Che la procedura dei sindacati fosse corretta lo conferma anche il sovrintendente al Colosseo, Francesco Prosperetti che però accusa i rappresentanti dei lavoratori di non aver organizzato le sostituzioni: «La mia richiesta era stata contestata». All'indignazione del governo che ha deciso di intervenire con il decreto legge, ha risposto la segretaria nazionale Cgil, Susanna Camusso: «È uno strano paese quello in cui un'assemblea sindacale non si può fare. Capisco fare attenzione ai periodi di particolare presenza turistica, ma non si può cancellare il diritto di fare assemblee o scioperi». Polemiche a parte, Adriano La Regina per 28 anni sovrintendente archeologico a Roma propone di affidarsi all'associazione di ex carabinieri volontari, mentre per il sindaco di Roma Ignazio Marino «la chiusura del Colosseo è stato uno sfregio al nostro paese». Ieri alle 10 quando l'assemblea era in pieno svolgimento, guide turistiche e accompagnatori si sono lamentati perchè nessuno era stato avvisato della chiusura. Non una parola nemmeno sul web, sul sito del Ministero o su quello di "Roma Capitale". «Purtroppo non esiste una rete per informare i turisti si difende Prosperetti della sovrintendenza ma abbiamo messo avvisi sui monumenti, anche uno vocale multilingue al Colosseo spiegando che sarebbe restato chiuso fino alle 11,30». E a proposito di cartelli ce n'era anche uno con l'informazione sbagliata scritta in inglese. "From 8,30 am to 11 pm" cioé alle 23. Qualche turista ha ritenuto impossibile ci fosse un errore sul cartello nel più importante sito archeologico d'Italia ed è andato via. Eppure, poco dopo i cancelli hanno riaperto. Chissà se lo ha saputo.
Colosseo e Fori chiusi e Renzi cambia la legge
Il Colosseo è stato chiuso per quasi tre ore per un'assemblea sindacale e il pomeriggio il consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge che cambia le regole per tutti i musei e siti culturali italiani. La legge considera le assemblee sindacali come "servizi pubblici essenziali". Il premier Renzi ha commentato che nessun diritto dei lavoratori è stato violato, ma è stato un buon senso. I dipendenti della Sovrintendenza romana, che non ricevono il salario accessorio da 9 mesi, hanno indetto l'assemblea per richiedere il rinnovo del contratto bloccato da anni.
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