Sugli scavi archeologici, il decreto legge Franceschini impone un cambio di gestione: trattativa tutta da discutere tra la Sovrintendenza dei beni culturali e il Comune. Con la temporanea chiusura dell'area archeologica per un guasto tecnico, la questione riguardante il lascito forzato della gestione dell'area da parte della Sovrintendenza è ormai in cima alla lista delle cose da dover pianificare per il Comune di Concordia che a breve dovrà sedersi a tavolino con il nuovo Sovrintendente per capire come affrontare questa sfida, legata in particolar modo ai costi di gestione. Una data per il "passaggio delle chiavi" non è ancora stata fissata, soprattutto per il fatto che i vertici dei beni culturali locali sono recentemente cambiate e la nuova figura del Sovrintendente deve ancora cominciare a praticare a tutti gli effetti le sue mansioni. Resta il fatto che, dopo questa temporanea chiusura dovuta alla riparazione di un guasto tecnico all'impianto di monitoraggio statico, la gestione dalla Sovrintendenza dovrebbero continuare per almeno un altro paio di mesi. «C'è molto di cui discutere e soprattutto da valutare» ha spiegato il consigliere Domenico Favro, che si sta occupando in prima persona della faccenda. «Il decreto Franceschini impone alla Sovrintendenza di lasciare al Comune o comunque ad un privato la gestione del sito, cosa che non sta accadendo solamente da noi a Concordia ma ovviamente in tutta Italia. Il Comune è ben propenso ad assumersi questo onore ma non vanno sottovalutati anche gli oneri. I costi di gestione, infatti, non sono irrilevanti, soprattutto in un momento come questo, in cui lo Stato continua a tagliare i fondi a Regioni e Comuni, perciò dovremo studiare un modo per continuare a garantire il servizio con l'ausilio di volontari o più probabilmente con la disposizione di un bando di assegnazione. Certo è che, se la trattativa si concluderà, il Comune dovrà almeno disporre un costo per l'accesso al sito, cosa che ora non è prevista». Chi attende un nuovo progetto e soprattutto una data di riapertura è il Museo del Mare di Caorle, che quest'anno è rimasto chiuso per la mancanza di uno "start up" da parte della Sovrintendenza e se una motivazione poteva essere legata al budget, ora, con questo nuovo decreto che focalizza le competenze economiche solamente sui siti museali, forse a beneficiarne potrebbe essere proprio la vicina località balneare.