Biglietti dei musei in chiave federalista. I prezzi d'ingresso ai luoghi d'arte d'ora in poi saranno decisi a livello regionale. La competenza resta del ministero dei Beni culturali, ma a stabilire quanto si deve pagare per entrare agli Uffizi piuttosto che alla Reggia di Caserta non sarà più una commissione insediata a Roma, ma un comitato composto dai soprintendenti locali, guidato dal direttore regionale (l'ex soprintendente regionale). La novità è contenuta in un regolamento del ministero dei Beni culturali, con il quale sono stati rivisti, in senso favorevole ai concessionari, anche altri aspetti relativi al servizio di biglietteria: è stato aumentato dal 15 a un massimo del 30 l'aggio che lo Stato riconosce ai privati per la vendita dei biglietti ed è stato ampliato il tempo per il versamento degli incassi in tesoreria. Il regolamento ha di recente ricevuto il via libera del Consiglio di Stato e ora aspetta l'approvazione del Consiglio dei ministri. «Devolution» al museo. In linea di principio, non si tratta di una vera e propria mossa in chiave federalista, perché a decidere tutto resta, in ultima istanza, sempre il ministero dei Beni culturali, seppure attraverso i suoi rappresentanti locali. Nella sostanza, però, il fatto che il biglietto dei musei e dei siti archeologici sarà stabilito a livello locale, risponde all'esigenza di tener conto delle necessità del territorio. Bisogna capire se gli attuali prezzi d'ingresso ai monumenti sono i più adeguati per valorizzare i luoghi d'arte e la realtà che li circonda. Inoltre, il nuovo sistema rappresenta una struttura più flessibile, in grado di intervenire con velocità di fronte a imprevisti. Può, per esempio, accadere che le sale di un museo siano costrette a chiudere o che altre circostanze ne modifichino la fruibilità. È allora necessario essere pronti ad adeguare il prezzo del biglietto alle mutate circostanze, in modo da non far scemare l'interesse dei potenziali visitatori. Il nuovo meccanismo rappresenta, alla fine, anche uno strumento di marketing, che come chiedevano i concessionari dei servizi museali permette di inserire la valorizzazione dei luoghi d'arte nel più ampio discorso dello sviluppo del territorio e del turismo culturale. Ecco perché la decisione del prezzo dei biglietti passa da un organo centrale, che si riuniva al ministero e restava in carica per quattro anni, a un comitato regionale dei soprintendenti, che rimane in carica cinque anni ed è presieduto dal direttore regionale. Sarà quest'ultimo a decidere il prezzo del tagliando d'ingresso, dopo aver sentito la proposta del responsabile del museo interessato. Nel caso di biglietti integrati, che permettono l'ingresso a più monumenti, la decisione spetta sempre al direttore regionale, che stipula un accordo con i rappresentanti della regione e degli enti pubblichi interessati, nonché con i privati eventualmente coinvolti. L'aggio. Aumenta la quota di incassi che i concessionari dei servizi di biglietteria possono trattenere. Finora, nelle tasche dei privati finiva il 15 degli introiti e il resto andava allo Stato. Margini che, soprattutto nelle realtà caratterizzate da musei piccoli e poco noti, rendeva difficile far quadrare i conti. L'aggio è stato, per questo, rivisto e portato fino al 30 per cento. Non si tratterà, però, di una quota fissa: il ministero stabilirà, con apposite convenzioni, il compenso da riconoscere al concessionario, compenso che non potrà, comunque, essere superiore al 30 degli incassi. La quota verrà stabilita sulla base degli introiti dell'anno precedente, dei costi di gestione e degli investimenti sostenuti dal concessionario per migliorare la fruibilità del luogo d'arte. » I versamenti. Passa da cinque a trenta giorni il tempo a disposizione dei concessionari per versare alla tesoreria provinciale dello Stato gli incassi delle biglietterie. Anche questa è una misura chiesta dai privati, per i quali i tempi stretti del versamento rappresentavano, soprattutto dove l'affluenza del pubblico è modesta, un aggravio dei costi di gestione. Ma alla nuova e più favorevole regola fa da contrappeso l'introduzione di una sanzione pari al 10 dell'importo da versare, che scatterà in caso di ritardo.