Dal fango del Sinis ai riflettori puntati sul museo civico. Ieri la serata di gala dedicata ai giganti di Mont 'e Prama è stata divisa in due fasi: la prima con il report trimestrale della soprintendenza sull'andamento degli scavi, la seconda presentava il progetto premiato a Oslo da Europa Nostra e l'ultimo gigante restaurato CABRAS Dal fango del Sinis ai riflettori puntati sul museo civico. Ieri la serata di gala dedicata ai giganti di Mont 'e Prama è stata divisa in due fasi: la prima prevedeva il report trimestrale della soprintendenza sull'andamento degli scavi, la seconda presentava il progetto premiato a Oslo da Europa Nostra e l'ultimo gigante restaurato da un'equipe di esperti. Chi aspettava gustose novità dal lavoro sul campo si è dovuto accontentare di alcune conferme: «Il conto totale delle sepolture supera le cento unità e molte sono integre», ha confermato Alessandro Usai, archeologo della soprintendenza e responsabile dello scavo. «Abbiamo sistemato ha aggiunto le lastre che chiudevano le tombe indagate da Alessando Bedini nel 1974 e da Carlo Tronchetti nel 1979». Una sepoltura, la numero 11 protetta da una doppia lastra, è stata scavata a fondo: «Le conferme sono arrivate dallo studio dello scheletro che custodiva: gli individui venivano sepolti singolarmente, seduti e rivolti verso occidente», ha aggiunto l'antropologa Ornella Fonzo. Mont 'e Prama, quindi, è la prima necropoli nuragica di dimensioni significative. Un esempio unico, fino a ora. Anche quella che si pensava fosse una capanna ha assunto una nuova veste: «Ormai ne siamo sicuri ha detto ancora Usai in realtà si tratta di due edifici, entrambi di età nuragica, che potevano essere utilizzati per le cerimonie». Un'altra certezza sembra quella della contemporaneità tra la lavorazione delle statue e la realizzazione delle sepolture: «Abbiamo trovato scarti di lavorazione di pietra calcarea dentro tombe inviolate. Potrebbe voler dire che le due cose sono contemporanee», ha concluso Alessandro Usai. I lavori continueranno per tutto l'autunno, poi ci sarà una pausa invernale e lo scavo verrà rivestito con 1000 metri quadri di tessuto coperti da ghiaia. A primavera si ritornerà a lavorare e, oltre alla soprintendenza e alla cooperativa Archeosistemi di Reggio Emilia, ci potrebbe essere il ritorno degli archeologi delle Università di Sassari e Cagliari. «È possibile ha detto Usai Hanno a disposizione un finanziamento da 150mila euro che speriamo possa essere utile per completare lo scavo». Dopo il tour di Mont 'e Prama, le luci della ribalta hanno illuminato il museo civico e gli ultimi risultati del progetto di restauro coordinato da Roberto Nardi, lo stesso premiato con l'Europa Nostra Award che ha Cabras ha assunto le sembianze di una targa di bronzo massiccio di 4 chili che verrà esposta all'entrata del museo. Poi, spazio all'ultimo gigante ritornato in piedi: «Abbiamo utilizzato la stessa tecnica scelta per Li Punti ma con accorgimenti diversi ha detto Nardi La statua era più pesante e voluminosa e quindi è stato necessario sistemarla sul traliccio, la struttura che la regge, bilanciando i pesi in maniera differente». L'ultimo gigante avrà presto compagnia, come dice ancora Nardi: «Per il momento il nostro progetto è terminato ma abbiamo altri quattro tralicci da riempire e speriamo di poterlo fare». L'incredibile mosaico rappresentato da 3800 pezzi da ricomporre si partiva da 5200 frammenti totali di cui 1200 già assemblati in 38 sculture divise tra guerrieri e modelli di nuraghe e esposti tra Cagliari e Cabras potrebbe regalare tre nuovi giganti di pietra, ora scomposti in pezzi custoditi nei sotterranei del museo civico. Un puzzle affascinate che racconta un passato sempre meno misterioso.