Parla il neo direttore del Polo museale emiliano: la riforma, il caso Pinacoteca e la scommessa di una rinascita possibile UN nuovo direttore e un'autonomia gestionale che permetterà di avere un bookshop, di compiere lavori di manutenzione e di trovare risorse economiche. Mai come oggi la Pinacoteca sembra avviata a nuova vita, come spiega il direttore del Polo Museale dell'Emilia Romagna Mario Scalini, alla sua prima apparizione in pubblico ieri a Bologna per il progetto «Giotto. L'Italia i luoghi ». È una piattaforma virtuale che permette di costruire itinerari personalizzati alla scoperta delle opere di Giotto nei tanti musei della Penisola, compreso quello bolognese. Direttore Scalini, dopo tante polemiche la riforma Franceschini non la spaventa? «Assolutamente no. Ci dà molta autonomia. Finalmente possiamo indire un bando per il bookshop senza passare dal Ministero. Siamo soggetti appaltanti e quindi possiamo compiere lavori sugli immobili. Stiamo lavorando per un nuovo sito internet. Mettiamo in ordine i bilanci e in Emilia Romagna li chiudiamo in pari». Lei ha permesso il prestito dell' Estasi di Santa Cecilia di Raffaello alla Venaria Reale, ma a patto che la Fondazione torinese acquistasse biglietti della Pinacoteca per un ammontare di 30mila euro. «Ho ideato questa formula, che poi ha avuto l'avallo del Ministero, perché credo che le mostre di questo tipo, anche se di alto profilo scientifico, siano principalmente delle azioni economiche. Noi ci priviamo di un'opera importante, la cui assenza comporta una parziale perdita di introiti che vanno risarciti». Quindi lei avrebbe prestato la pala alla mostra curata da Vittorio Sgarbi a Palazzo Fava? «Lo spostamento nella stessa città lo trovo irragionevole, un po' buffo. Ma non è una critica all'esposizione che ha avuto il privilegio di insegnare qualcosa in pillole». Cosa farete con i fondi di Torino? «Lavori di manutenzione. L'impianto di climatizzazione oggi funziona». Ma la Pinacoteca da tempo è carente anche di risorse umane. La riforma ha risolto il problema? «Purtroppo no. Forse entro il 20 ottobre o la fine del mese avremo un nuovo direttore. Ma dovrebbero esserci anche un conservatore, un addetto alla sicurezza, un direttore amministrativo. Non abbiamo queste persone. Il Polo Museale è tutto da inventare e oggi i funzionari della soprintendenza lavorano sia per i musei, sia per le nuove soprintendenze. In tutto abbiamo otto storici dell'arte, cinque archeologi, ma ben dieci architetti ». Non c'è il rischio che si allenti la tutela sul patrimonio? «Le maglie si sono allargate già nel 2004. Ma il compito dei funzionari non è girare sul territorio per tutelare le opere, ma solo quello di autorizzarne il restauro, vigilando sulla correttezza. Non possiamo supplire noi all'atteggiamento truffaldino di soggetti che violano la legge».