«DA bambino, quando ancora frequentavo le scuole elementari, con i miei amichetti andavo in bicicletta fino alla Santissima Trinità, in un'area un po' fuori dal centro di Venosa. E lì, mentre camminavo nell'area verde esterna alla chiesa e all'Incompiuta ero attirato dalle tombe che affioravano dal terreno, dai piccoli oggetti, pezzi di ceramica che si trovavano. Lì, all'ombra dell'Incompiuta è nata la mia passione per l'archeologia, una passione remota». Massimo Osanna da un anno guida la soprintendenza archeologica di Pompei, la più calda d'Italia. Ma con il pensiero torna alla sua Venosa, a quella terra di Lucania e agli imponenti resti della chiesa mai completata e al complesso abbaziale dove sono sepolti Roberto il Guiscardo e la moglie Aberarda, un sacrario degli Altavilla. «Quando ero bambino l'area non era recintata, non rientrava nel parco archeologico dell'antica Venosa - ricorda Osanna - e così vi andavo spesso, quelle rovine mi attiravano ». Una passione che cresce man mano che gli studi proseguono, segnata dalla prematura scomparsa del padre medico. Quando sua madre si risposò, Massimo Osanna aveva appena 15 anni. E lì si manifestò la prima folgorazione per Pompei. Complice un viaggio in famiglia di tre giorni guidato dal nuovo compagno della madre, un professore di Pagani, Antonio Vaccaro. «Ci portò a Pompei. E ricordo ancora il mio impatto con la città sepolta, le strade, le case, un scoperta, anzi di più: la felicità». Poi la comitiva si spostò a Paestum, altro luogo magico. Nel giovane adolescente cresciuto tra le colline della valle dell'Ofanto aumenta la curiosità per l'antico. Venosa, d'altro canto, è città ricca di monumenti, con luoghi, statue, il castello, le chiese che parlano di un tempo passato. «Il mio patrigno è un intellettuale racconta - ha studiato molto la figura complessa di Gesualdo da Venosa, pubblicando una biografia scritta scavando in tanti archivi». La famiglia svolge non a caso un'attività editoriale. Arte, storia, archeologia: dopo la maturità classica con massimo dei voti al liceo intitolato al poeta Orazio che nacque proprio a Venosa nel 65 a.C., il momento della scelta. «A 18 anni dovevo decidere cosa fare - ricorda il soprintendente - e quando dissi che volevo studiare archeologia, tutti mi sconsigliarono: "Che fai? Non c'è sbocco", mi ripetevano. "Meglio architettura" aggiungevano tutti, tranne mia madre e il mio patrigno che mi appoggiarono ». Il giovane Osanna si iscrive alla facoltà di Lettere dell'università di Perugia, anche se «avrei preferito Roma. Ma a Perugia - ricorda - c'è il collegio universitario dell'Onaosi, l'opera di assistenza per gli orfani di medici, dove fui accettato e potei trasferirmi». E alla prima lezione di archeologia lo studente venosino farà l'incontro che gli cambierà la vita. «La prima lezione di Mario Torelli - racconta - fu così bella che appena finita iniziai a studiare come un matto. Fui completamente affascinato da un modo di fare lezione che intrecciava arte, storia politica ed economica. Quelle lezioni sull'arte greca dall'età geometrica all'età severa sono stati fondamentali. Torelli è il mio maestro, con lui ho sostenuto quattro esami, fino a laurearmi con lui nel 1985 con una tesi sulla necropoli in contrada Casino di Lavello, in provincia di Potenza». Subito dopo la laurea, le prime esperienze di scavo, con il professore Angelo Bottini in Basilicata, nel sito dell'antica Banzi. Il grande archeologo Torelli intuisce la potenzialità del giovane allievo e lo spinge a un altro passo decisivo nella carriera di Osanna: la borsa di studio di un anno alla Scuola archeologica italiana di Atene, «un anno straordinario, dovo ho potuto studiare con specialisti del calibro di Ettore Lepore, un vero gigante della storia antica, e con il grande Marcello Gigante che tenne lezioni sui papiri di Ercolano e sui testi di Filodemo. Un altro segnale verso il mio destino vesuviano». In Grecia la formazione archeologica sul campo portò Massimo Osanna a scavare in Peloponneso, in Turchia, a Creta, «dove il mare è bellissimo» ricorda. «Sarei voluto restare un altro anno in Grecia, ma vinsi il dottorato di ricerca a Perugia e per tre anni mi sono occupato di archeologia greca e romana, presentando alla fine una dissertazione sui territori coloniali dell'Italia meridionale da Taranto a Locri, che ebbe come relatori Piero Orlandini e Mario Torelli. La formazione di Osanna si intreccia con la conoscenza di quello straordinario fenomeno storico che è stata la colonizzazione della Magna Grecia, che a partire dall'VIII secolo prima di Cristo portò genti provenienti dalle varie regioni della Grecia antica a insediarsi lungo le coste ioniche e tirreniche di Italia e Sicilia. Un fenomeno che ha pesantemente influito sul paesaggio, sulla cultura e sulle tradizioni del Sud: da Taranto a Metaponto, da Sibari a Heraclea e a Locri, da Poseidonia fin su a Napoli e Cuma. Ma gli interessi verso la storia della Grecia lo portano anche ad approfondire la ricerca sul libro VII di Pausania, il grande geografo greco, dedicato all'Acaia. E poi ha approfondito il tema dei culti e dei santuari femminili nel mondo antico all'Istituto di archeologia dell'università di Heidelberg, con il professore Tonio Hölscher, «il mio secondo maestro» spiega il soprintendente. A un certo punto della sua vita, Massimo Osanna aveva deciso di restare a vivere in Germania. Era già stato in precedenza per un semestre all'università di Tübingen, poi fu bandito un concorso di ricercatore all'università della Basilicata e Osanna vi partecipa. Risultò primo agli scritti, nel 1994, ad apri- le, iniziò la sua carriera, con i corsi di archeologia romana. «E quale fu il mio primo corso monografico? Pompei, un altro segno del destino evidentemente ». La carriera universitaria lo portò così a Matera, ma decise di andare a vivere a Roma per poter studiare e avere a disposizione le migliori biblioteche. «Presi casa a Roma, nel quartiere San Giovanni. L'indirizzo? Piazza Pompei!». La carriera ministeriale era stata comunque sempre nelle corde di Osanna. «Sin dall'inizio volevo lavorare in soprintendenza e nel 2007 Mario Torelli e Giuseppe Proietti, allora segretario generale del ministero, mi chiesero che cosa ne pensassi di provare a concorrere per il posto di soprintendente della Basilicata. Dissi che lo avrei tentato. E così entrai da esterno. Una esperienza bellissima, nel corso della quale ho imparato tantissimo, avevo con me funzionari molto bravi. Cominciammo progetti di catalogazione dei depositi archeologici con gli studenti dell'università, tirando fuori materiali inediti. Per me i depositi sono come una "biblioteca degli oggetti" e devono essere accessibili a tutti». Quando Osanna stava per lasciare la soprintendenza ci furono 300 dipendenti che inviarono una lettera a Roma per chiedere che restasse. Nel gennaio 2014 era direttore della Scuola di specializzazione in beni archeologici dell'università della Basilicata, con sede a Matera, il ministro Massimo Bray lo chiamò alla guida della nuova soprintendenza di Pompei, Ercolano e Stabia. «Quando sono arrivato a Pompei, invece- ricorda Osanna- ben 70 soprintendenti da tutta Italia scrissero al ministro per protestare contro la mortificazione delle capacità interne. E ci fu anche un'interrogazione parlamentare » ricorda il soprintendente. Vicenda ormai dimenticata, parrebbe, visti i riconoscimenti che giungono a Osanna dal mondo accademico. In attesa dell'interpello che a inizi 2016 sarà bandito per scegliere il nuovo soprintendente di Pompei, come vuole la riforma Franceschini. «Se io vi parteciperò? Ma certo, perché bisogna finire le cose in corso, di questo sono convinto ».