II nuovo allarme è arrivato dai dottori agronomi e forestali: la Sicilia continua a essere interessata da uno dei processi più distruttivi per le risorse agricole e ambientali. Avanza il processo di desertificazione, e attualmente si stima che il 7 del territorio dell'Isola è altamente vulnerabile, mentre il 5,7 della superficie agricola utilizzata è potenzialmente a rischio di "salinizzazione". Le zone più a rischio sono nella piana tra Licata e Gela, intensamente coltivate a serre, e nelle zone argillose a cavallo tra le province di Caltanissetta e Enna. «La politica deve occuparsene, serve una decisa azione di contenimento. Così la Sicilia diventa anticamera del deserto AGOSTINO SPATARO QUELLO che da millenni si è temuto pare che si stia verificando: il deserto minaccia talune lande costiere e dell'interno della Sicilia. È l'allarme lanciato da autorevoli studio -si al quarto congresso siciliano dei dottori agronomi e forestali, svoltosi sabato scorso ad Agrigento, intorno alterna "Agricoltura e lotta alla desertificazione". In realtà, non si tratta è stato precisato di "desertizzazione", ma appunto di desertificazione, ovvero uno dei processi più distruttivi delle risorse agricole e ambientali del pianeta. Un gioco sottile di neologismi che mira a stabilire un confine rassicurante per l'opinione pubblica e, al contempo, a mettere sull'avviso chi di dovere (governanti, dirigenti di enti preposti, ma anche le stesse categorie professionali scarsamente presenti al congresso) per questa incipiente calamità, destinata ad influire negativamente sul futuro economico ed ambientale dell'Isola. Come dire: non è il deserto, arido ed implacabile, ma la sua inquietante anticamera. Un fenomeno davvero grave che, laddove si manifesta, provoca la degradazione dei suoli e la conseguente riduzione della capacità produttiva di beni alimentari e l'impoverimento della biodiversità, con pesanti conseguenze sulla qualità della vita e sulla stabilità occupazionale. Ovviamente, non è solo la Sicilia ad esserne interessata, ma anche diverse regioni meridionali e mediterranee. Tuttavia, nell'isola si registrano i segnali più preoccupanti, soprattutto in talune aree considerate ad alta vulnerabilità che gli specialisti hanno individuato nella piana fra Li-cata e Gela, intensamente coltivate a serre per primaticci, e nelle vaste zone argillose dell'interno, a cavallo fra le province di Caltanissetta ed Enna, sulle quali si concentra un insieme di cause naturali e antropiche da tempo rilevate e segnalate. Osservando la mappa dei rischi, si nota come un po' tutto il territorio siciliano è interessato dalla desertificazione; eccetto la quasi totalità dei territori delle province di Catania e di Messina. Una condizione arcinota negli ambienti scientifici, accademici e governativi. Già nel 2001, due studiosi dell'Enea, Maurizio Sciortino e Francesca Giordano, dati alla mano, lanciarono l'allarme: «Attualmente si stima che circa il 7 del territorio della regione Sicilia è altamente vulnerabile alla desertificazione ed il 5,7 della superficie agricola utilizzata è potenzialmente a rischio di salinizzazione». Allarme, ovviamente, inascoltato dai responsabili politici ed amministrativi del territorio i quali, oltre a non avere operato alcun serio intervento per la prevenzione, non si sono preoccupati d'introdurre una normativa in mate -ria di tutela dell' ambiente e di attenzione al suolo. Tutto ciò può accadere in una regione, dotata di un'eccezionale (quanto paralizzante) specialità autonomistica, che però non ha ancora recepito la nuova legge nazionale di difesa del suolo. A parte l'ignavia dei governi, molteplici sono le cause determinanti la progressiva desertificazione che com'è noto colpisce in particolare le zone aride e semiaride dove si concentrano fenomeni di siccità, d'erosione e di salinizzazione, oltre a pratiche di ipersfruttamento colturale dei terreni. Per avere un'idea di quanto siano cresciute, in intensità e in estensione, le zone aride in Sicilia, basta dare un'occhiata alle mappe elaborate dal Servizio idrografico della Presidenza del Consiglio, sulla base del confronto fra due trentenni 1921-1950 e 1961-1990. Nel primo trentennio, l'indice di aridità interessava soltanto alcune zone della fascia costiera dell'agrigentino e una piccola porzione del territorio della città di Trapani; nel secondo invece si nota un'ulteriore espansione nella provincia di Agrigento, nella fascia costiera a cavallo fra le province di Trapani e Palermo e una significativa emergenza lungo la costa del siracusano. Che cosa fare di fronte all'avanzata della desertificazione in Sicilia e altrove? La conferenza di Agrigento ha indicato diverse vie già oggi praticabili ed altre da esplorare, possibilmente in cooperazione con enti ed autorità delle diverse zone interessate all'interno del bacino del Medi-terraneo e nell'ambito dell'Unione europea, attuando i trattati sottoscritti e ponendo in essere i necessari provvedimenti normativi ed operativi di cui la Sicilia è colpevolmente priva. In assenza di una chiave interpretativa scientifica e di una moderna legislazione e strumentazione operativa, si rischia di addossarne le cause ad un'improbabile volontà superiore. Ancora oggi, in Sicilia, quando la sabbia piove dal cielo, capita di sentire qualcuno esclamare "sabbia rossa, castigo di Dio". Un di-sarmante candore che ricorda un antico racconto popolare arabo secondo cui la creazione del deserto avvenne per volontà di Al-lah il quale "minacciò di far cadere sulla terra un granellino di sabbia ogni volta che l'uomo compie un'azione malefica... Col trascorrere dei secoli e dei millenni, gli uomini divennero sempre più malvagi e fiumi di arida sabbia si riversarono su quell'immenso giardino ch'era la terra..." Non è più tempo per tali credenze, oggi la scienza fornisce accurate diagnosi sulla natura del fenomeno e idee valide per prevenirlo ed eventualmente combatterlo. Prima che sia troppo tardi. Gli studi ci sono, le esperienze (straniere) anche, manca soltanto la volontà politica d'intraprendere una seria azione di contenimento per fermare la desertificazione e di ripristino della fertilità dei luoghi danneggiati.
La Sicilia diventa anticamera del deserto
La Sicilia è interessata da uno dei processi più distruttivi per le risorse agricole e ambientali, la desertificazione. Attualmente si stima che il 7 del territorio dell'Isola è altamente vulnerabile e il 5,7 della superficie agricola utilizzata è potenzialmente a rischio di salinizzazione. Le zone più a rischio sono nella piana tra Licata e Gela, intensamente coltivate a serre, e nelle zone argillose a cavallo tra le province di Caltanissetta e Enna. La politica deve occuparsene, serve una decisa azione di contenimento. La conferenza di Agrigento ha indicato diverse vie già oggi praticabili ed altre da esplorare per prevenire e combattere la desertificazione.
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