Come possono cultura e mercato produrre sinergie positive? Fino a che punto è lecito fare cassa grazie al patrimonio enorme che un passato glorioso ci ha concesso? Di questo e di molto altro ancora si è discusso durante l'incontro che ieri ha visto confrontarsi il manager culturale e presidente dell'Accademia di Belle Arti di Roma Roberto Grossi e l'archeologo e storico dell'arte Salvatore Settis in un incontro organizzato come da Fondazione Cariparo a Padova. Due visioni a confronto, due approcci diversi. «Il Veneto, può contare su di un patrimonio immenso ha spiegato Roberto Grossi, presidente di Federculture Italia si tratta di circa 1 bene culturale ogni 20 chilometri quadrati e tuttavia manca di una rete attiva che colleghi che li faccia fruttare. La cultura deve essere sostenibile, da un punto di vista sociale perché deve essere fruita e da un punto di vista economico perché deve potersi sostenere grazie alla buona gestione ed all'intervento, dove necessario, dei privati». E se i dati di Federculture parlano di un mercato culturale in crescita ma che nel contempo soffre di una pesante riduzione degli investimenti, il tema della cultura come patrimonio della collettività è emerso dall'intervento di Salvatore Settis «I grandi musei internazionali sono spesso gratuiti, penso al Getty negli Usa, Al British Museum e alla National Gallery a Londra ecc ha dichiarato lo studioso. Il vero dramma dell'Italia è l'evasione fiscale, intervenendo sulla quale le esigue capacità economiche del Paese diventerebbero un grande flusso di denaro. Bene gli interventi dei privati quando non diventano operazioni meramente economiche bene anche le defiscalizzazioni ma chi, come il sindaco di Venezia, sceglie di vendere un quadro di Chagall a ridosso dei 500 anni dalla fondazione del Ghetto di Venezia, fa una gaffe imperdonabile e depaupera nel contempo un patrimonio di cui sarebbe doveroso disporre con maggiore rispetto».