L'ISLAM siciliano è un fattore turistico e culturale vincente che tuttavia non è stato mai sfruttato sufficientemente. Lo ha definito, più di un secolo fa in maniera mirabile, Michele Amari. Da esse bisogna ripartire. Grande è, nonostante tutto, la forza d'attrazione dell'Islam siciliano e dei suoi monumenti superstiti. Ben scarsa finora la loro effettiva valorizzazione. Personalmente, seguendo la grande lezione dell'Amari, ho cercato di far circo -lare tali valori. Ma occorre ben altro. Occorre soprattutto una permanente mostra che sancisca definitivamente l'identità e l'incidenza internazionale dell'Islam siciliano. Esso necessita di uno specifico museo, mai esistito e ineludibilmente necessario. Importante e fondamentale è l'ubicazione di tale museo. Esiste a Palermo un luogo dove è d'obbligo collocarlo: il Palazzo Reale impropriamente detto Palazzo dei Normanni. E' l'antica Kasba, concepita per eminenza a dominio della città. Il Palazzo Reale, nonostante le trasmutazioni successive evoca l'Islam siciliano anche in tutto ciò che di esso passò nella successiva civiltà normanna. Fu ricostruito totalmente al tempo di Re Ruggero, che si servi di architetti e maestranze musulmane di cultura fatimita. Furono architetti musulmani fatimiti, forse provenienti dal Maghreb, quelli che diedero il disegno del grande palazzo ruggeriano, delle sue torri e dell'intero primo ordine su cui si regge la stessa Cappella Palatina e del cortile porticato, la famosa "Aula Verde", spazio pubblico per cerimonie solenni, sul quale fu esemplato poi il chiostro monrealese. Molteplici sono le ragioni che raccomandano l'ubicazione del museo dell'Islam siciliano nell'attuale Palazzo Reale, giacché esso ritiene nel suo insieme urbanisticamente e architettonicamente lo spirito più profondo della civiltà islamica di Sicilia nelle sue essenziali caratteristiche. Urbanisticamente il Palazzo Reale richiama le antiche cittadelle delle città musulmane maghrebine. Le sue superstiti torri evocano l'originario complesso articolato tra giardini e cortili porticati. In questi vari corpi edilizi lo spirito e i segni dell'architettura islamica sono nella levigata stereometria dei suoi volumi edilizi, nella distribuzione dei vani delle finestre, nell'articolazione delle modanature, nell'accurato taglio delle pietre. La spiritualità islamica, specificatamente fatimita, è anche nella cosiddetta stanza di Ruggero, un belvedere panoramico aperto verso il mare e impreziosito dalla simbolica raffigurazione di un giardino Paradiso di matrice coranica. Anche i vari e asistematici scavi che hanno in parte scoperto l'ordine basso del palazzo ruggeriano individuano il gusto della civiltà edilizia islamica nella sua labirintica planimetria. In esso si inserisce la cosiddetta cripta della Cappella Palatina e quell'intricato susseguirsi di vani sottostanti il cortile della fontana che, scoperti pochi anni addietro e mai rilevati, sono stati poi inopportunamente ricoperti da un solettone in cemento armato. La matrice islamica fatimita è anche nella parte più celebrata e famosa dell'antico palazzo ruggeriano: la Cappella Palatina. Il santuario di tale Cappella, cioè la sua parte postica con il coro e le absidi, ha il significato spirituale e simbolico della "qubba" islamica e rappresenta il centro ideale da cui irradia l'intero discorso spaziale e religioso della chiesa. Dall'architettura degli interni fatimiti maghrebini del palazzo furono ispirati gli arredi della Cappella, lo zoccolo marmoreo, le porte bronzee, i pavimenti e soprattutto il soffitto ligneo in forma di cielo stellato sfavillante di colori, compendio della gioia di vita ostentata nelle corti musulmane. La cultura musulmana dell'originario palazzo ruggeriano è tuttora documentata da taluni frammenti del lussuoso arredo. Squisito prodotto di intarsio eburneo fatimita sono le cassette conservate nella Cappella Palatina, i frammenti del prezioso soffitto ligneo intagliato ora nella galleria di Palazzo Abatellis, le iscrizioni mutili sempre a Palazzo Abatellis, l'iscrizione trilingue dell'orologio di Re Ruggero, il leone da fontana nella stanza di Ruggero, ecc. Tutti questi oggetti ordinati e spiegati museograficamente, possono suggerire la ricchezza decorativa dell'originaria reggia ruggeriana e comporre idealmente la visione degli interni. Altri frammenti architettonici potrebbero essere scoperti da scavi ulteriori, e forse anche qualche resto della famosa Aula Verde che fu distrutta nel Cinquecento. Le finalità di tale museo non dovrebbero limitarsi all'esposizione di tali oggetti, ma esso dovrebbe costituire un centro di cultura che indaghi sull'Islam siciliano. Esso potrebbe concorrere ad abbattere le barriere che oggi si frappongono fra le due principali civiltà del mondo contemporaneo.
Per un museo dell'Islam siciliano
L'Islam siciliano è un fattore turistico e culturale vincente che non è stato mai sfruttato sufficientemente. Michele Amari lo definì più di un secolo fa. La sua forza d'attrazione è ancora presente nei suoi monumenti, ma la loro valorizzazione è stata scarsa. Un museo specifico è necessario per valorizzare l'Islam siciliano e la sua incidenza internazionale. L'ubicazione del museo è fondamentale e il Palazzo Reale di Palermo è il luogo ideale. Il palazzo fu ricostruito al tempo di Re Ruggero e fu progettato da architetti musulmani fatimiti. La sua planimetria labirintica e la sua spiritualità islamica sono esempi della civiltà edilizia islamica.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo