Ca' Pesaro, meno mostre e più museo Cara "Nuova Venezia", passato lo sgomento iniziale desidero significare il mio sentire circa la ventilata vendita dei due quadri appartenenti alla nostra Galleria d'arte moderna Ca' Pesaro, riassunto in tre punti: 1) che i quadri vengano definiti "modernaria- to"... scuola pittorica che non esiste! Modernariato è la camera da letto dei miei genitori (che ancora conserviamo) acquistata nel 1933 per tremila lire; 2) che possa essere alienato il bellissimo ritratto del "Rabbino di Vitebsk" di Chagall, unica opera del pittore a Ca' Pesaro, quadro molto amato e sentito da tutti i veneziani ebrei e non, in quanto istintivamente collegato al nostro Ghetto, alle sue bellissime sinagoghe e sentito non solo come luogo che tanta parte ebbe nella storia della Repubblica ma anche quale luogo sacro dedicato ai 360 morti nei lager nazisti (anche se il sindaco, recentemente in occasione della festività del Kippur, in campo del Ghetto, ha parlato dei libretti "gender", evidentemente una sua ossessione, fra lo sbalordimento dei presenti); 3) l'alienazione della "Giudit- ta" di Klimt, espressione del secessionismo pittorico austriaco, unico esemplare anche questo in possesso di Ca' Pesaro e certamente non "modernariato", risulterebbe ugualmente un'operazione sciagurata: ci viene invidiata dal mondo intero! Ciò che un amministratore autorevole e competente deve fare è convincere il governo e il mondo intero (che ci precipita addosso con 30 milioni di turisti l'anno), che Venezia non è eterna se la si continua a calpestare con 60 milioni di piedi, se si continuano a smuovere prepotentemente le sue acque lagunari con le mostruose carene delle grandi navi e con l'incessante moto ondoso dei taxi nei suoi canali; Venezia ha bisogno di una quotidiana costante manutenzione in ogni suo ponte ed in ogni sua calle (i "ga- toli" ostruiti a mai puliti dagli addetti), e in ogni suo rio che da anni non vengono sistematicamente scavati. Quindi fondi e fondi spesi bene, ma comunque erogati; Legge speciale ripristinata per una città speciale e unica al mondo, senza dirottamenti per finanziare opere "monstre" dello Stato, attualmente in totale fase di stallo. Francesca Dissera Venezia QUADRI 2 In città è tornato Napoleone In città è tornato Napoleone. Venezia è in subbuglio. Pare che Napoleon Brugnaro voglia vendere delle preziose opere d'arte appartenenti ai Musei Civici per ripianare il buco di bilancio del Comune. Una ne fa e cento ne pensa l'eclettico imprenditore prestato alla politica della Serenissima. Il ministro Franceschini gli fa notare che non si può fare,sono sotto la tutela dei Beni Culturali. Ma il sindaco fa spallucce. Da fervido seguace del renzismo più ortodosso quando ha deciso di fare una cosa non può che andare fino in fondo. Altrimenti che imprenditore sarebbe? L'intraprendere è il suo mestiere originario, alla cui filosofia non intende rinunciare. Perché, secondo la sua logica, non si dovrebbe vendere qualche opera d'arte che sta lì al museo a prendere la polvere, quando potrebbe farci intascare un mucchio di quattrini? Pare che solo la "Giuditta" di Gustav Klimt valga almeno 70 milioni, hai voglia a chiudere "buchi". È un pragmatico Brugnaro e non guarda in faccia nessuno neppure Klimt, con tutto il rispetto dovuto ai defunti. Ma, sindaco, non è che come Napoleone anche lei sia affetto da sindrome di protagonismo cronico? Lo dico con tutto il rispetto, ma non passa giorno che la stampa nazionale e mondiale non riporti le sue gesta. Va bene che Venezia è Patrimonio dell'umanità, ma l'umanità veneziana vorrebbe dormire senza l'incubo di risvegliarsi la mattina senza "el paron de casa", che tradotto per il resto del mondo è il campanile di San Marco. Ci pensi bene: Venezia lei la deve amministrare, non svendere. Mariagrazia Gazzato QUADRI 3 La cultura non si vende non è merce Vendesi... vendesi... tutti i signori che "passano" a Venezia trovano giusto vendere. Il criterio di vendere è sbagliato in assoluto, la "merce" in vendita è cultura, è storia. Certo è che i debiti accumulati non sono del nuovo sindaco, ma il pensiero del vendere è esattamente come quello del sindaco uscente, non si capisce poi come mai Brugnaro decida convinto di non dover dare lumi a niente e a nessuno... Sembra sia lui il padrone! Rossella Centenaro