CONDANNE dai 4 ai 6 mesi di reclusione sono stati chiesti dal pm Francesco Albini Cardona per cinque imputati nel processo per le presunte violazioni al codice dei beni ambientali e danneggiamento degli alberi in relazione ai lavori propedeutici alla realizzazione di un autosilo nel parco dell'Acquasola a Genova. L'accusa sostiene che non si può destinare un bene protetto a un uso incompatibile con la sua conservazione. Il pm ha chiesto sei mesi ciascuno per Maria Teresa Gambino, amministratore della società Sistema Parcheggi e per i due ex Soprintendenti ai Beni culturali Giorgio Rossini e Maurizio Galletti mentre ha chiesto 4 mesi sia per il funzionario della Soprintendenza Rita Pizzone sia per quello del Comune Giorgio Gatti. Sono costituiti parti civili Legambiente, Italia Nostra e il Comitato Acquasola. Secondo l'accusa la violazione dell'articolo 170 del Codice dei Beni Culturali si era concretizzata nel taglio degli alberi considerati parte integrante di un parco storico definito monumento vivente dai giudici della Cassazione che, a suo tempo, avevano convalidato il sequestro dell'area che poi è stata dissequestrata. Il processo è rinviato al 22 ottobre
Parco Acquasola, chiesta la condanna degli imputati
CONDANNE dai 4 ai 6 mesi di reclusione sono stati chiesti dal pm Francesco Albini Cardona per cinque imputati nel processo per le presunte violazioni al codice dei beni ambientali e danneggiamento degli alberi in relazione ai lavori propedeutici alla realizzazione di un autosilo nel parco dell'Acquasola a Genova. L'accusa sostiene che non si può destinare un bene protetto a un uso incompatibile con la sua conservazione. Il pm ha chiesto sei mesi ciascuno per Maria Teresa Gambino, amministratore della società Sistema Parcheggi e per i due ex Soprintendenti ai Beni culturali Giorgio Rossini e Maurizio Galletti mentre ha chiesto 4 mesi sia per il funzionario della Soprintendenza Rita Pizzone sia per quello del Comune Giorgio Gatti. Sono costituiti parti civili Legambiente, Italia Nostra e il Comitato Acquasola. Secondo l'accusa la violazione dell'articolo 170 del Codice dei Beni Culturali si era concretizzata nel taglio degli alberi considerati parte integrante di un parco storico definito monumento vivente dai giudici della Cassazione che, a suo tempo, avevano convalidato il sequestro dell'area che poi è stata dissequestrata.
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