Con la recente preview del MADRE (l'acronimo di Museo Arte Donnaregina) -salutata da una calorosa accoglienza - passano a tre le neonate sedi istituzionali per l'arte moderna e contemporanea inauguratesi pressoché in simultanea a Napoli. Il Pan, il Palazzo delle arti di Napoli al traguardo dopo un trentennio di ordinanze, stanziamenti, lavori a singhiozzo, annunci e rinvii a catena, che ha dell'epico: la galleria di Palazzo Roccella, affidata dal Comune alla curatela artistica di Lorand Hegyi, storico dell'arte ungherese, museografo di comprovata esperienza europea. La Galleria dell'Accademia di Belle Arti: scrigno di tele e sculture dal XVII secolo agli anni Venti del Novecento (una collezione destinata a crescere con acquisizioni di opere di artisti napoletani di tutto il Novecento, fino ai contemporanei) restituito alla città dopo oltre quarant'anni di abbandono. Ed ora il primo step inaugurale del MADRE: il secondo museo regionale in Italia dopo il Castello di Rivoli, che proprio lo scorso anno ha festeggiato il ventennale. Nel centro storico, a metà strada tra il Museo Archeologico Nazionale e il Duomo, Alvaro Siza si sta prendendo cura di palazzo Donnaregina. Recuperando della originaria fabbrica duecentesca con un'ampia corte interna, snaturata dai rimaneggiamenti dettati dai numerosi inquilini, ultimo l'allora Provveditorato agli Studi, la veste ottocentesca, mediante un ripristino strutturale assai sensibile, con sviluppo modulare ad un vasto cortile interno, in linea con una consolidata tipologia museografica. Al riconosciuto maestro dell'architettura internazionale, premio Pritzker (1992), Napoli ha affidato anche il ridisegno urbanistico di piazza Municipio (commissionatogli dal Comune), waterfront che prevede due stazioni della metropolitana e il museo archeologico underground che da piazza Municipio condurrà all'interno del Porto. Per il museo regionale l'architetto portoghese ha formulato una rifunzionalizzazione nel ristretto della memoria: fornendo, stando alle premesse, un impeccabile esempio di architettura nel rispetto assoluto del preesistente, sensibile alla salvaguardia storico-sodale dei contesto ambientale. Una casa accogliente che recupera al meglio una struttura modulare articolata su sei livelli, curando particolarmente la comunicazione e la distribuzione degli ambienti, il dialogo tra interni ed esterni dell'edificio, e garantendo una relazione di continuità con il tessuto urbano circostante. Un museo che, stando al nucleo fondante della collezione permanente, nasce nel segno della continuità: sensibile al genius lori reso come codice cosmopolita, elemento linguistico di contaminazione tra antico e moderno, tra Napoli e il resto del mondo. Un museo che, tesorizzato l'avanguardistico registro interpretativo con il quale la Soprintendenza per i Beni Artistici e Storia ha, già dalia fine degli anni Settanta, promosso e veicolato i linguaggi artistici del presente, e il "sismico" impegno profuso da Ludo Amelio, sistematizza un decennio di arte pubblica. Un'arte che di anno in anno ha ridisegnato piazza Plebiscito e si è andata radicando nel tessuto urbano grazie al work in progress che, secondo il disegno di Achille Bonito Oliva, "nomade", accompagna l'ininterrotto viaggio degli utenti della Metropolitana. E il Terrae Motus linguistico, eruttivo di segni, stili e materiali di questo esclusivo museo mobile che s'incunea e riemerge esplosivo dalle viscere, dopo tante stazioni trova finalmente una "casa stabile". Una dimora permanente,resa particolarmente ospitale dagli interventi site specific di Francesco Clemente, Mimmo Paladino, Richard Long e Richard Serra. I più incisivi nell'in tessere un afflato con le stanze che Eduardo Cicelyn, il direttore del MADRE, ha affidato a undici artisti di fama internazionale.