LA CULTURA ha spostato un numero di circa 10 mila persone a Napoli nella sola mattinata di domenica. Cultura intesa come mostre (quella su dinosauri, oltre 3000 visitatori); monumenti di solito chiusi (Girolamini, 5000 persone); istituzioni visitate solo dagli studiosi (Archivio di Stato, Biblioteca nazionale, mille e cinquecento visitatori). Dati che fanno pensare all'esigenza da parte della città e dei turisti di una nuova scoperta dei beni culturali. Cresce l'offerta e anche la domanda. E se l'era dei monumenti aperti gratis adesso lasciasse il posto a un biglietto "politico" per incrementare le risorse e creare nuovi posti di lavoro? La prima domenica del mese a ingresso libero - una politica di cui il Mibact negli ultimi anni era convintissimo potrebbe trasformarsi nell'occasione per ricevere "donazioni" dai visitatori soddisfatti. Che ne dicono gli operatori? Il Comune risponde: «Questa settimana organizziamo tre mostre, una nel complesso di San Domenico Maggiore e due al Pan - spiega l'assessore alla Cultura Nino Daniele - I nostri monumenti sono sempre aperti nei periodi più importanti dell'anno. Il Pan è arrivato a 100 mila visitatori e l'11 agosto scorso, periodo morto, il Maschio Angioino ha incassato 4000 euro». Tante adesioni potrebbero significare anche una buona disposizione a pagare una "quota simbolica" per sostenere i monumenti? «Adesso questo ragionamento credo che possiamo cominciare a farlo - replica l'assessore - perché abbiamo una forte ripresa turistica. Un anno fa avrei detto di no: con la crisi economica e quella dei rifiuti sarebbe stato improponibile. Ora in pieno boom turistico e con picchi di tutto esaurito tutto l'anno non sarebbe inopportuno chiedere un obolo, che non scoraggi il visitatore ma permetta di fronteggiare la situazione. Tutti i beni culturali sono in condizioni critiche. Insisto nel pensare a un grande progetto di risistemazione di tutti i musei campani. Per esempio ho sempre considerato interessante l'ipotesi di fare dell'Albergo dei Poveri il più grande museo archeologico d'Europa. Potrebbe ospitare il contenuto dei depositi del Museo nazionale, i reperti dei lavori della metropolitana. C'è bisogno di un grande investimento. Per esempio potrebbero essere riuniti e incrementati i patrimoni dei musei scientifici universitari». Per il Comune avrebbe un senso: «Passare dalla gratuità a un obolo potrebbe aiutare in questo momento a migliorare anche i servizi di accoglienza e i bookshop». E le chiese sempre aperte a Venezia e da noi no? La Conferenza episcopale campana ha siglato nella scorsa primavera un protocollo di intesa con la Regione per la valorizzazione e fruizione dei beni culturali ecclesiastici. Il progetto è in via di attuazione. Qualche tempo fa la diocesi ha immaginato di tenere aperte alcune chiese dal particolare interesse turistico istituendo una vigilanza: impossibile, senza un ticket. «Sono contrarissimo alle gratuità - sottolinea Paolo Iorio, direttore del Museo del tesoro di San Gennaro che da 12 anni funziona per una convenzione ventennale tra Deputazione di San Gennaro e una associazione - Penalizzano chi lavora nei musei, non portano valore aggiunto. Con tutti i tagli ai finanziamenti per la cultura non si capisce come i musei possano andare avanti». Il ministero dei Beni culturali avrebbe voluto che il museo di San Gennaro, che ha sempre record di visitatori, partecipasse alle domeniche gratuite, l'intesa non è andata in porto. «Dobbiamo dare sostenibilità alla cultura per offrire un prodotto di alto livello, non siamo finanziati da nessuno. I nostri 5 euro sono simbolici, ma vanno pagati». Nessun contributo e autofinanziamento con biglietto anche per la Cappella Sansevero: visitatori paganti equivalenti a quelli di Capodimonte. Lavoro, valorizzazione, eventi e anche pro-fitto: in una parola, impresa, nel rispetto del monumento. «Non abbiamo mai gravato per un solo euro sullo Stato - dice Nino Masucci. La sua famiglia opera nel museo costituita in una società di gestione - Da noi ci sono 11 assunti tempo indeterminato e questo è possibile perché si paga il biglietto e versiamo consistenti tasse allo Stato».