DOPO aver letto l'articolo "Le private virtù e i pubblici vizi", apparso su "Repubblica" venerdì scorso 9 ottobre, per la prima volta non mi trovo d'accordo con Michele Smargiassi, che considero il più geniale conoscitore e interprete italiano di immagini (e non solo). Non sono d'accordo perché il suo giudizio sul panorama culturale bolognese è davvero molto ingeneroso e soprattutto mi sembra procedere per luoghi comuni, a partire dal giusto sdegno per la ritirata del "pubblico" dagli ambiti culturali. Il problema è che, a Bologna, il pubblico non si è affatto ritirato dalla cultura, anzi. Basta aprire le pagine locali dei nostri quotidiani per accorgersi che a Bologna si sono già aperte o stanno per farlo diverse grandi mostre (Brueghel a Palazzo Albergati, Tullio Pericoli a Palazzo Fava, Egitto. Splendore millenario al Museo Civico Archeologico, l'esposizione Officina Pier Paolo Pasolini al Mambo...), o che i teatri stanno portando e porteranno in città spettacoli di notevolissimo livello (si rimanda per i dettagli ai programmi di Arena del Sole, Teatro Comunale, Bologna Festival, Musica Insieme, Bologna Jazz festival, Gender Bender). Per chi poi predilige i nomi altisonanti, basterà sapere che nei prossimi due mesi sarà possibile assistere a spettacoli di Bob Wilson, Bob Dylan, Giovanna Marini, Vinicio Capossela, Ron Carter... Non mi pare insomma che il Comune di Bologna, negli ultimi quattro anni e mezzo, abbia arretrato la sua politica culturale. Anzi.
Il pubblico non arretra sulla cultura, fidatevi
Michele Smargiassi ha scritto un articolo in cui critica la politica culturale del Comune di Bologna. L'autore sostiene che il Comune non si è ritirato dalla cultura, ma che ci sono diverse mostre e spettacoli in programma. Inoltre, cita alcuni nomi di artisti e musicisti che saranno in città nei prossimi mesi. Smargiassi conclude che il Comune di Bologna non ha arretrato la sua politica culturale.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo