VITTORIO Sgarbi, regista dell'operazione, la riassume con una battuta di formato leghista: «Mandiamo a Firenze un siciliano e riportiamo a casa un lombardo. Così ho convinto Maroni». Ma la questione non è così semplice. Ed è molto più seria. Il siciliano in partenza è Antonello da Messina. Il suo San Benedetto, uno dei dipinti più preziosi custoditi nei musei milanesi, proprietà della Regione, è in partenza per gli Uffizi. Dove resterà quindici anni. Più che un prestito, un deposito. Anzi, un esilio. In cambio il museo fiorentino manderà a Milano una Madonna col bambino di Vincenzo Foppa. Scambio impari. ANTONELLO da Messina è un genio del Rinascimento. E San Benedetto è l'unico suo quadro presente a Milano. Foppa è un ottimo pittore, ma meno importante, e già di casa in diversi musei e chiese. L'operazione Antonello, ideata da Sgarbi con gli Uffizi, complice la Regione, sta suscitando in città molte polemiche. Ma prima di darne conto converrà fare un passo indietro. Alle origini di questa storia. Una ventina di anni fa sul mercato antiquario riappaiono gli scomparti di un trittico di Antonello che si credeva perduto. Una Madonna affiancata da due Santi, Giovanni Evangelista e Benedetto. Dipinti intorno al 1470. Forse per una chiesa siciliana. Poi smembrati, dispersi, dimenticati. Maria e Giovanni vengono comprati dallo Stato e destinati agli Uffizi. Benedetto lo acquista la Regione, nel 1995, da Finarte, per 4,5 miliardi di lire. E l'anno dopo approda al Castello. Gli Uffizi chiedono quasi subito di ricomporre il terzetto. Ma l'allora direttrice del Castello, Maria Teresa Fiorio, si oppone. Il sogno della reunion diventa realtà quest'anno, a Milano. Quando Sgarbi, nominato ambasciatore Expo delle arti da Maroni, tra tante mostre ne organizza una al Bagatti Valsecchi intitolata, "Il Trittico di Antonello da Messina ricomposto", dove riunisce i due pezzi arrivati da Firenze con quello milanese, trasferito per l'occasione dal Castello al museo di via Gesù. Era logico che la mostra avesse una coda fiorentina, per restituire il favore dei prestiti. Ma era lecito immaginare che San Benedetto sarebbe rimasto in riva all'Arno pochi mesi, per poi rientrare a casa. Invece, la Regione ha siglato un accordo con gli Uffizi per un deposito lungo ben tre lustri. «È una follia», commenta Maria Teresa Fiorio. «Ho resistito per anni alle lusinghe dei fiorentini ma ho sempre detto no, il quadro doveva e dovrebbe restare a Milano. Mi chiedo come mai in Comune non si sia mosso nessuno». «Non potevo fare nulla, l'opera appartiene alla Regione che ne dispone a suo piacimento », risponde un malinconico Claudio Salsi, attuale direttore della Pinacoteca del Castello. Luigi Corbani, patron dell'Orchestra Verdi, era assessore alla cultura della Regione quando il San Benedetto venne acquistato: «Ho saputo che ora vogliono mandarlo a Firenze per 15 anni. Che dire? Che sono matti, totalmente matti». Più diplomatico, ma non meno sconcertato è il finanziere Francesco Micheli, allora a capo di Finarte: «Ricomporre un'opera d'arte smembrata è utile e bello, ma queste cose si fanno nelle mostre, e durano pochi mesi. Poi ogni opera ritorna a casa, com'è giusto che sia. Quindici anni mi sembrano un'eternità. E quella della Regione una decisione incomprensibile ». La soprintendente alle Belle Arti Antonella Ranaldi cade dalle nubi: «Non so niente di questa vicenda, verificherò che sia tutto in regola». Dal Comune, che perde uno dei gioielli del suo museo più importante, non risultano proteste. La delibera regionale che sancisce il deposito a lungo termine a Firenze del "santo domenicano" (ma non era Benedetto?) assicura che quella realizzata con gli Uffizi è «un'operazione virtuosa» (per Firenze certo) e che la Pinacoteca del Castello «non sarà penalizzata » dallo scambio col Foppa. Il trittico è in mostra fino a domenica al Bagatti Valsecchi. Martedì si smonta e Benedetto ritorna provvisoriamente al Castello. In attesa di partire per Firenze. Forse c'è ancora tempo per ripensarci.
L'ARTEANTONELLO DA MESSINA PRESTATO AGLI UFFIZI - La beffa dell'arte Milano perde il suo capolavoro
Il regista Vittorio Sgarbi ha convinto il ministro Maroni a organizzare una mostra al Bagatti Valsecchi a Milano con il trittico di Antonello da Messina, che include il dipinto San Benedetto. Il trittico è stato smembrato e disperso per diversi secoli, e la Regione ha acquistato il dipinto di San Benedetto per 4,5 miliardi di lire. Gli Uffizi hanno richiesto di riunire il trittico, ma la direttrice del Castello, Maria Teresa Fiorio, si è opposta. Sgarbi ha convinto Maroni a scambiare il dipinto di San Benedetto con una Madonna col bambino di Vincenzo Foppa, che appartiene già a diversi musei e chiese.
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