Apre oggi a Berna l'edificio progettato dall'architetto che ospiterà quattromila opere del grande pittore oltre a un auditorìum Berna A volte non sembrano esserci troppe differenze tra un grande architetto e un grande calciatore. Ti distrai un attimo e quando rigiri lo sguardo quello ha già segnato un gol strabiliante. Eccoci a Berna, piccola città svizzera. Esci da una periferia abbastanza ridente, getti lo sguardo verso Schòngriin e l'autostrada e d'improvviso ti trovi davanti al "colpaccio" del campione: tre morbide ma possenti onde di vetro e acciaio che s'insinuano tra le colline e lo diventano esse stesse. È un nuovo museo: il Zentrum Paul Klee progettato da Renzo Piano, che da oggi apre i battenti al pubblico. È una meraviglia architettonica che ospita il "santuario" di Paul Klee: qui unificando donazioni degli eredi e della fondazione, che erano il nucleo portante del Kunstmuseum di Berna, ora sono custodite e conservate gelosamente più di quattromila opere dell'artista, piccoli e grandi disegni, acquerelli, dipinti a olio. E un quarto dell'intera sua produzione. Un decimo, quasi quattrocento sono esposte in un edificio, dice lo stesso Piano, che non è ispirato direttamente alla pittura di Klee. Può avere un richiamo alla sua poetica ma "le colline, i prati, e erano già" e su di essi s'affaccia la tomba dell'artista, una semplice lastra di bronzo sistemata sulla nuda terra a una manciata di metri dal Centro. E le onde, che sono destinate a essere mangiate dal verde e dal giallo dei campi di grano seminati sopra e intorno, sono tre per rispondere alle funzioni del museo che vuoi fare rivivere l'intero e complesso percorso dell'artista. Oltre alla pittura si dedicò alla musica - e per questo è stato costruito un auditorium - alla poesia, alla filosofia. Quello di Renzo Piano è un disegno che può ricordare le macchine leonardesche o i corvi che volteggiano sui campi di grano di Van Gogh. È un intervento apparentemente semplice ma in realtà assai complesso perché i sedicimila metri quadrati di superficie sono coperti con 1100 tonnellate d'acciaio, travi dipinte di un grigio minimalista che complessivamente superano i quattro chilometri di lunghezza, ognuna diversa dall'altra, montate da operai di quattordici nazionalità diverse, con un forte presenza di italiani, di leccesi in particolare, saldate assieme, manualmente. Somigliano a delle grandi ossa di dinosauro -la definizione è di Renzo Piano - e un innovative sistema trasferisce sull'arcata flessibile del tetto le sollecitazioni di carico provenienti dai 150 metri della facciata che è in vetro. Luce naturale dunque per la parte riservata a servizi - è una passeggiata su parquet di legni chiaro quella che unisce le tre onde per un'architettura paesaggista, fortemente integrata nella natura e quindi da essa modificata con lo scorrere delle stagioni, e che nel tempo afferma Piano - assumerà aspetti "piranesiani". Ma senza alcuna decadenza perché questo museo è nato per preservare le opere di Paul Klee, uno dei grandi maestri del Novecento, e ha una parte "più sacra, quasi segreta": il caveau climatizzato che unisce e conserva in modo perfetto le collezioni ora unificate, simile a quello che Piano - racconta l'architetto - sta costruendo a New York per la Morgan Library scavando nello scisto di Manhattan. Le rocce sono lo scudo anche della cassaforte del Zentrum Paul Klee realizzato nel giro di otto anni, costato 110 milioni di franchi svizzeri, "spinto" dal pianista Maurizio Pollini che mercoledì suonerà nel museo. Qualche anno fa fu operato dal professor Maurice Muller, inventore delle protesi al titanio per l'anca. L'incontro gettò il seme da cui è poi nata l'idea del museo sostenuta con una donazione di terreni e 60 milioni di franchi della fondazione che porta il nome del medico e della moglie. È un'istituzione polivalente, sempre in movimento, che all'interno ha un centro dedicato ai bambini, con un programma espositivo che arriva al 2007 e che comprende anche Warhol, con una forte presenza musicale - Klee fu valente violinista, fece parte dell'orchestra di Berna - a cui collabora Pierre Boulez per i programmi. Ma, ovviamente, ha il cuore nelle arti visive, nelle opere astratte che Klee realizzava ogni giorno, molto spesso su carta e quindi fragili, divenute col trascorrere degli anni delicatissime. Al contempo tutte catalogate perché lo stesso artista su un registro annotava giorno dopo giorno ogni lavoro segnando tecnica, tipo di carta - da quella di Fabriano ai fogli di giornale -, numero progressivo e titolo. È un "diario" che attraversa la Prima Guerra Mondiale, l'amicizia con Chagall o Macke (con lui e Maillet il viaggio in Tunisia e la scoperta definitiva del colore: "il colore e io siamo una cosa sola. Sono pittore"), il felice periodo del Bahaus di Weimar quando teneva lezioni di pittura in parallelo a Kandinsky, la nascita dei Blue Vier, i Quattro azzurri, il ritorno - nel 1933 - a Berna dopo la condanna nazista dell'«arte degenerata». Senza mai abbandonare la pittura nonostante la salute traballante, sempre prolifico se si considera che nel 1939, l'anno prima della mone, avvenuta a soli 62 anni a causa di una rara malattia della pelle, la sclerodermia, realizzò 1239 dipinti. Tutto questo nel Zentrum Paul Klee di Berma è raccontato attraverso la presentazione di 200 opere della collezione e, al piano inferiore, di una mostra, 180 opere sempre della raccolta, che ha per titolo " Nulla dies sine linea" ("Nessun giorno senza linea") che riunisce acquerelli e disegni eseguiti proprio nel 1939. Il viaggio storico è nelle sale del piano "nobile" dove Renzo Piano ha intelligentemente risolto le problematiche del "white cube" espositivo facendo calare le pareti dall'alto e tenendole sospese a pochi centimetri da terra. È qui che vengono esposti preziosi esercizi giovanili come i cinque pannelli con le vedute della campagna bernese, capolavori come Insula Dulcamara, o la celebre natura morta del 1940 in cui l'artista ripensò la propria opera anche alla luce di esperienze cubiste e metafisiche. È un universo che nasce da una delicata tavolozza, dall'analisi di elementi formali - punto, linea, superficie, colore e tonalità - e del loro dinamismo sul piano pittorico. È una silente narrazione che uscendo viene scossa dall'autostrada, elemento del museo tanto che quasi ne segue l'andamento. Nessuna sorpresa. Dice Renzo Piano: "L'autostrada è l'elemento topografico forte. La dimensione sacra e profana sono state sempre presenti, il museo non può essere separato dalla vita". Paul Klee sarebbe stato d'accordo.
Musei. Renzo Piano. Una macchina leonardesca per celebrare Paul Klee
A Berna apre oggi il nuovo museo Zentrum Paul Klee, progettato dall'architetto Renzo Piano. L'edificio ospita oltre 4.000 opere del grande pittore Paul Klee, tra disegni, acquerelli e dipinti a olio. Il museo è stato realizzato grazie a una donazione di terreni e 60 milioni di franchi dalla fondazione che porta il nome del medico e della moglie. Il progetto è stato realizzato in 8 anni e costato 110 milioni di franchi. Il museo ha un auditorium e un centro dedicato ai bambini, con un programma espositivo che arriva al 2007. Le opere di Klee sono raccontate attraverso la presentazione di 200 opere della collezione e una mostra di 180 opere.
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