Maamoun Abdulkarim è un uomo che non si rassegna: alla distruzione del patrimonio artistico del suo paese. Alla spirale di violenza che lo circonda. Al titolo che nell'ambiente accademico gli hanno affidato: "curatore del museo più triste del mondo", quello siriano. Fino al 2012 quest'uomo distinto e determinato dirigeva il dipartimento di Archeologia dell'università di Damasco. Poi ha ricevuto una chiamata: il governo gli chiedeva di assumere la guida della Direzione generale delle Antichità nel momento più difficile della sua storia, con il patrimonio archeologico sotto il fuoco congiunto dell'offensiva dell'Is e dell'esercito regolare. Da allora, è diventato il volto del dramma che stanno vivendo le antichità siriane. Risponde alle nostre domande dal suo ufficio di Damasco. Dottor Abdulkarim, qual è l'emergenza più grande che state affrontando? "Abbiamo quattro tipi di problemi: il primo sono i danni provocati dai combattimenti veri e propri. Parliamo della distruzione di città intere a causa di bombe o colpi di artiglieria, come è accaduto ad Aleppo: o di danni enormi, come quelli subiti dal Crac de chavaliers. Poi ci sono gli scavi illeciti: secondo i nostri calcoli ci sono 300 cantieri aperti, in cui a volte lavorano insieme uomini dell'Is e predoni senza scrupoli, che pagano una tassa ai terroristi per scavare. Segue la distruzione di monumenti per motivi ideologici: le immagini del museo di Mosul e quelle dei templi di Palmira sono sotto agli occhi di tutti. Infine una cosa di cui si pensa poco: ci sono decine di nuovi edifici che nascono senza regole e senza controlli per accogliere chi sta scappando dalla guerra". Cosa stanno facendo i conservatori siriani per fermare tutto questo? "Molte cose: abbiamo svuotato musei, trasportato migliaia di reperti dalle zone di guerra a Damasco con cortei di camion e macchine, passando attraverso check point e combattimenti. Abbiamo riempito arei militari di statue: ma non si può spostare tutto. Io sono molto orgoglioso dei miei colleghi e dei miei ex studenti, che oggi considero colleghi a tutti gli effetti anche se non hanno completato gli studi e lavorano gratis: rischiano la vita per il loro paese. Uomini e donne, senza distinzione. Dalla studentessa ventenne minacciata di morte, alla direttrice del museo di Homs, che si è messa personalmente alla guida di una colonna di camion. Abbiamo salvato 300mila oggetti in questo modo, grazie alla volontà dei singoli esseri umani, che hanno lavorato insieme senza pensare alle differenze di religione o di visione politica. Ogni giorno proviamo a fare del nostro meglio ". Pagate anche un prezzo molto alto: il professor Khaled al Asaad, ex responsabile del sito di Palmira, è stato ucciso in modo assurdo... "Il dottor al Asaad è stato vittima della barbarie che sta dilagando in questo paese e purtroppo non è il solo. Prima di lui il guardiano di Der Azzour era stato decapitato dall'Is. Altri due colleghi sono stati uccisi dai cecchini mentre lavoravano, molti sono stati minacciati. A chi è nelle aree controllate da Is, non chiediamo nulla perché sappiamo cosa rischia: ma sono tanti quelli che continuano ad aiutarci, passando informazioni sui trafficanti e gli scavi illeciti. Fanno gli informatori più che gli archeologi. Ma a noi oggi serve tutto". L'Occidente cosa può fare? "Le Nazioni Unite hanno adottato una risoluzione sul traffico di reperti, ma non basta: servono controlli veri paese per paese. Noi non possiamo sapere quello che accade sul mercato nero in Europa. Ci occorre che i paesi vicini alla Siria si muovano davvero per fermare alle origini il traffico di reperti. E soprattutto ci serve che i nostri sforzi vengano riconosciuti, che il mondo capisca che la politica qui non c'entra, che non importa da quale parte di questa guerra si sia scelto di stare: il patrimonio artistico siriano va salvato per l'umanità intera, per tutte le future generazioni ".
Maamoun Abdulkarim: "Noi siriani rischiamo la vita per salvare la nostra Storia"
Il professor Maamoun Abdulkarim è un archeologo siriano che ha guidato la Direzione generale delle Antichità durante la guerra civile siriana. Egli descrive l'emergenza più grande che sta affrontando come la distruzione del patrimonio artistico del suo paese, causata dai combattimenti, dagli scavi illeciti e dalla distruzione di monumenti per motivi ideologici. I conservatori siriani stanno lavorando per salvare i reperti, trasferendoli a Damasco e riempiendo arei militari di statue. Tuttavia, il professor Abdulkarim lamenta che il prezzo pagato è alto, con la morte di colleghi come il professor Khaled al Asaad e altri.
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