Arte e comunicazione, finalmente sposi Una serie di proposte e di idee arriva dal Cnr, dalla Normale di Pisa e altre istituzioni: dai nuovi criteri per le mostre, che dovrebbero essere di poche opere per volta, agli strumenti innovativi perfar 'intendere' i quadri ai non vedenti E un conoscitore delle tecnologie della visione nonché dei meccanismi che guidano la percezione. Competenze che hanno portato Francesco Antinucci, direttore della sezione processi cognitivi e Nuove tecnologie del Cnr, ad insegnare comunicazione nei musei all'università della Tuscia: «Dobbiamo guardare al museo - dice - dal punto di vista del visitatore. L'esperienza dell'arte deve potersi legare alla conoscenza del suo significato. Viceversa il limite del museo italiano, frutto forse della sua stessa genesi, è l'indifferenza nei confronti del pubblico, considerato marginale da chi opera nel museo con un mandato di pura conservazione». In quest'attitudine Antinucci vede una minaccia: «Se il museo non si aggiorna sarà espropriato. Le pressioni perché offra gli spazi o le opere alla cultura-spettacolo saranno irresistibili di fronte a musei vuoti e con le tasche vuote. Non con fenomeni come le schiere di visitatori che affollano le mostre il cui titolo contenga la magica parola "impressionismo". È importante intervenire ma non rispondendo a Gli impressionisti e lo neve con Fra Carnevale, una mostra che assolutamente nulla può dire al pubblico comune, all'interno del generale mutismo museale della Pinacoteca di Brera». La soluzione? Presentare le opere in modo tale che abbiano sul pubblico l'impatto che avevano originariamente e che gli autori desideravano. «Vorrei parlare a qualcuno che non sia chi frequenta il museo per fare confronti fra un'opera e l'altra, per studiare come si sono generate. Vorrei restituire all'opera il suo valore di oggetto comunicativo, perché tale era. E per farlo, essendo un oggetto visivo, devo utilizzare il visivo, a maggior ragione oggi che disponiamo di tecnologie molto efficaci, elaborate e soprattutto flessibili. L'obiettivo dev'essere: far vedere l'opera». Dunque, esporre non più di 12-15 opere affidandone la presentazione a team composti da curatori, comunicatoli visivi, esperti di tecnologie. «Dobbiamo imparare da Disney perché la tecnica di comunicazione visiva è quella dei parchi a tema, che non ci interessano per via dei contenuti ma tecnicamente sono ineccepibili. Sfido chiunque a entrare nel padiglione di Disneyland, peraltro odioso, dove risuona il motivo It's a little little world, senza uscirne convinti che viviamo in un mondo in cui ci vogliamo tutti bene. Dobbiamo imparare come si fa a coinvolgere la gente. Cosa ben diversa da quella di mettere in mano una guida ai visitatori. A chi lavora nei musei non è stato insegnato che comunicazione verbale e visiva sono due mondi separati. Ciò che si narra con le immagini non è traducibile verbalmente». Antinucci, insieme a Benedetto Benedetti della Normale di Pisa, ha messo a punto un prototipo che consente ai non vedenti di percepirei colori, 'sentirli' sotto forma di stimolo acustico musicale. Il primo esperimento è stato fatto con la Dama con liocorno di Raffaello alla Galleria Borghese. Il dipinto, per essere tattilmente percepibile, è stato riprodotto a rilievo su resina sintetica, in modo tale che si possa toccare solo una porzione degli oggetti rappresentati e si debba perciò ricostruire il resto mentalmente. Per renderne leggibili i colori è stata sfruttata l'associazione sinestesica tra colori e suoni. «A ciascun colore abbiamo fatto corrispondere un suono musicale, in modo che a ogni variazione del colore corrispondesse un'identica variazione del suono. Questo è stato ottenuto mediante un algoritmo che stabilisce la corrispondenza delle tre variabili alla base di qualsiasi colore (tonalità, luminosità, saturazione) con le tre variabili che costituiscono un suono: timbro, altezza, intensità. Sul computer c'è la mappa del quadro, ci sono i colori assegnati e mentre con un tracciatore il non vedente esplora la superficie l'algoritmo traduce il pixel di colore nella sfumatura musicale corrispondente». L'operazione sarà replicata con uno degli affreschi della Casa dei Vetti a Pompei: entro giugno sarà installata una riproduzione dell'immagine, insieme all'apparecchiatura richiesta per l'esperimento, all'interno di una speciale sezione, dove Seguiranno altre iniziative dedicate ai non vedenti.