COMMENTANDO il boom di visitatori registrato domenica scorsa alla Biblioteca dei Girolamini, Domenico De Masi ha giustamente sottolineato come il rapporto tra la Napoli e la cultura sia antico. Del resto, la straordinaria storia della città consente a molti suoi abitanti di vivere inconsapevolmente tra straordinarie vestigia del passato e palazzi storici. Molti turisti ci invidiano questa fortuna ed al tempo stesso non riescono a credere come un simile patrimonio possa essere così maltrattato e poco valorizzato. Pessima manutenzione, allestimenti obsoleti, carenza di personale e burocrazia sono solo alcuni dei problemi che affliggono il nostro patrimonio, impedendogli di generare più sviluppo ed occupazione. Nell'abituale ricerca degli alibi, si fa spesso riferimento alla mancanza di risorse pubbliche. L'Italia investe nella cultura meno dell'0,2 della spesa pubblica, cifra non sufficiente a valorizza adeguatamente il suo patrimonio monumentale. Ma non va dimenticato che ogni anno le regioni del Sud, Campania in testa, restituiscono al mittente ingenti fondi europei che potrebbero essere invece destinati proprio alla riqualificazione della nostra offerta culturale per adeguarla agli standard internazionali. Il rapporto dei napoletani con la cultura sarà pure antico, ma rimane senza dubbio ristretto ad una fascia limitata della popolazione. Un recente rapporto di Federculture ha evidenziato come al Sud il 30 della popolazione non partecipi ad alcuna attività culturale (visita a mostre o musei, libri, cinema, eccetera) e temo che in alcune aree particolarmente degradate questa percentuale sia ancora più elevata. Per interrompere questa desertificazione culturale si dovrebbe iniziare dai banchi di scuola, ma le drammatiche percentuali di abbandono scolastico, che in alcuni casi raggiungono il 50, rendono questo obiettivo secondario rispetto a quello di insegnare ai bambini a leggere e scrivere correttamente. Si dovrebbe allora sostenere l'attività delle tante realtà del terzo settore impegnate nell'avvicinamento dei bambini al teatro e alla musica, che devono però fare i conti con le difficoltà di procurarsi autonomamente le risorse economiche per andare avanti. Infine, si potrebbero avvicinare i bambini all'arte aprendo le porte dei musei, adattandoli però al modo in cui oggi le nuove generazioni si avvicinano alle informazioni, cioè con multimedialità ed interattività. I nostri musei sono invece concepiti per un pubblico tradizionale e si può solo sperare che il recente ricambio dei vertici dei poli museali porti rapidamente dei risultati, ma senza investimenti nessun cambiamento è possibile. Siamo quindi di fronte ad un paradosso. I siti museali avrebbero bisogno di risorse per rinnovarsi ma si scontrano con la mancanza di fondi pubblici. Dovrebbero aumentare i visitatori per autofinanziarsi, ma il prodotto non è abbastanza attraente, soprattutto per le nuove generazioni. Interrompere questo circolo vizioso risponde ad un'esigenza economica, prima che culturale, e deve essere per Napoli un volano di sviluppo e lavoro. Centinaia di monumenti e chiese sono tristemente chiusi da anni per mancanza di personale. Alcuni di essi potrebbero avere una forte attrattiva turistica e tornerebbero a vivere se affidate a realtà del terzo settore che hanno dimostrato in tante occasioni di saperle gestire con professionalità e passione. La cooperativa "La Paranza" ne è un esempio straordinario: in pochi anni con il supporto di finanziatori privati - ha riqualificato le Catacombe di San Gennaro, ha decuplicato gli ingressi e dà oggi lavoro ad oltre 20 giovani del Rione Sanità. Questo è il risultato di una modernizzazione del sito attraverso un sistema di illuminazione all'avanguardia, di installazioni multimediali che hanno consentito di arricchire l'esperienza del visitatore, di visite guidate che accompagnano i turisti attraverso tutto il Rione. Per la prima volta si vedono al Rione Sanità migliaia di turisti, che hanno alimentato un indotto importante. Tutto questo è stato ideato e gestito da ragazzi che aspettavano solo un'occasione per valorizzare il proprio talento e le risorse del proprio territorio. Questo è il turismo del futuro, la strada de seguire. È chiaro però che il presupposto di questo processo è che, almeno chi può farlo, paghi un biglietto. Coloro che ancora vagheggiano un modello di cultura "gratis per tutti" si dimostrano fuori dal contesto del Paese in cui viviamo. E troppo spesso la pretesa di avere cultura a costo zero ha comportato l'azzeramento dell'offerta culturale. Se i 5000 visitatori di domenica scorsa ai Girolamini avessero pagato anche solo un contributo minimo di 2 euro, si sarebbero incassati 10 mila euro, pari allo stipendio di un giovane per 6 mesi di lavoro. Estendendo questo specifico caso su larga scala, risulta evidente come è proprio dalla valorizzazione della cultura che devono nascere migliaia di posti di lavoro. Chiedere di pagare un biglietto per accedere ad un monumento rappresenta peraltro un metodo intelligente per stimolare la società civile ad investire nel futuro della città e dei propri figli. Quindi, aiutiamo i giovani ad appropriarsi e a gestire il patrimonio culturale della città e lasciamo alle istituzioni il compito di sostenerli, magari anche solo con agevolazioni fiscali. Ovviamente si tratta di processi complessi, che vanno certamente presidiati, ma lasciati alla intraprendenza delle giovani generazioni, che sono in grado di capire il presente e leggere il futuro molto meglio di quanti non vogliono smettere di guardare solo al passato.
LA CULTURA A COSTO ZERO
Il testo discute la mancanza di valorizzazione e manutenzione dei monumenti e musei di Napoli, nonostante il grande patrimonio culturale della città. Il rapporto tra la Napoli e la cultura è antico, ma il rapporto tra la popolazione napoletana e la cultura è ristretto e la desertificazione culturale è un problema serio. Per interrompere questa desertificazione, si dovrebbe iniziare dai banchi di scuola, ma le percentuali di abbandono scolastico sono elevate. Si suggerisce di sostenere l'attività delle realtà del terzo settore che si occupano di avvicinare i bambini all'arte e alla musica. I musei dovrebbero essere aperti con multimedialità e interattività per attrarre le nuove generazioni.
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