Bologna ha affidato all'anima bizantina di Ravenna una facoltà che privilegia l'approccio tecnico e scientifico alla storia del passato BOLOGNA Il loro progetto più ambizioso? Ricostruire una nave oneraria romana e ripercorrere la rotta di un tempo: Ostia, Trapani, Cartagine. E ritorno. Nel frattempo realizzano modellini di navi antiche, fanno esercitazionidi carpenteria navale, si preoccupano non solo di cercare reperti nei fondali, ma di come conservarli, si occupano di musei e di storia della navigazione. Studiano il mare sopra e sotto: esperti di culture che l'acqua ha fatto incontrare, archeologi subacquei. La laurea in Archeologia navale, diretta dal professor Enrico Acquarci, con sede didattica a Trapani, è uno dei percorsi di studiounico in Europa del genere offerti da Conservazione e beni culturali dell'Ateneo di Bologna. La sede è a Ravenna, una culla per i bizantinisti, altra anima forte della Facoltà. Tutto è cominciato con un corso di laurea di Lettere, tredici anni fa, quando l'università decise il decentramento in Romagna. Nel 1996, la nascita della facoltà, seguita dall' apertura di due dipar-timenti (Storia e metodi per la conservazione dei beni culturali e la sezione romagnola di Archeologia). La didattica e la ricerca insieme: «Questo ha permesso un forte radicamento dei docenti», spiega il preside Antonio Panaino.il professore di storia, filologia e religione dell'Iran è stato appena rieletto per un secondo mandato. E cosi racconta i punti di forza della sua Facoltà. Qui si incontrano gli archivisti, gli archeologi, gli storici. «Non si fa storia senza le fonti, non si scava senza gli storici che aiutano a capire il contesto». Ma ci sono anche ì chimici e i fisici, i giuristi e gli informatici. «Diventare facoltà per noi ha significato seguire un percorso coerente sui beni culturali che comprendeva anche un approccio tecnico e scientifico». Accanto alle biblioteche di pregio, tra queste le collezioni Gershevich e Asmussen, e il fondo Agostino Pertusi, grande bizantinista, ci sono laboratori moderni: tre di informatica, paleografia e paleo-botanica, il chimico-diagnostico. Circa 2.600 studenti, i fuori corso che diminuiscono, gli scavi in tutto il mondo: Iran, Efeso, Samarcanda, Iran, Pakistan, Kabul, Egitto, Albania, Francia, in Sicilia e in Sardegna. La passione degli archeologi convive con il settore storico artistico, più studi di carattere musicale, la tutela dei beni librari. Gli studenti sono valutati anche sugli scavi e partecipano ai tirocini formativi. Ed è forte il radicamento nel territorio. Dopo la laurea molti aspirano a lavorare nelle sovrintendenze, nelle biblioteche e negli archivi.