PALMANOVA Ha sgranato piacevolmente gli occhi l'architetto Roberto Pirzio-Biroli quando ha letto la composizione, e soprattutto i nomi, delle nuove Uti uscite dalla riforma degli enti locali voluta dalla Regione e che stanno per ridisegnare definitivamente la geografia politica del Fvg. Perchè negli uffici triestini è stata scelta la definizione di Agro Aquileiese per l'Unione che racchiude diciassette Comuni della Bassa: Cervignano, Aquileia, Fiumicello, Terzo, Palmanova, Ruda, Aiello, Bicinicco, Campolongo Tapogliano, Chiopris Viscone, Bagnaria Arsa, Gonars, Trivignano, Villa Vicentina, Visco, San Vito al Torre e Santa Maria La Longa. Non un nome qualsiasi, ma lo stesso che Pirzio-Biroli a inizio anno aveva proposta con uno scopo ben preciso: trasformarlo in un brand internazionale che metta insieme l'offerta culturale delle quattro città d'arte Palmanova, oltre a Grado, Cividale e Aquileia arrivando poi sino a Udine per trasformare la zona in una sorta di "Distretto Unesco" del Fvg. Architetto secondo lei è davvero possibile coniare uno slogan, un marchio riconoscibile per una buona fetta di Friuli, riuscendo anche a svincolarlo dalle logiche di campanile? Certamente. Un "bene culturale territoriale" di questa portata potrebbe facilmente concorrere a diventare patrimonio Unesco, integrandosi perfettamente nell'archeologia ambientale delle stratificazioni fondiarie che hanno generato il processo insediativo di Forum Julii. Una strategia precisa, quella che propongo, e che andrebbe a rafforzare la protezione Unesco di Cividale e Aquileia, come patrimonio della collettività, comprendendo anche Grado e Palmanova. La città stellata, secondo lei, non sarà in grado di ottenere da sola il risultato sperato? Palmanova si presenta, attualmente, in maniera isolata nella sua candidatura Unesco e soprattutto lo fa all'interno di un panorama europeo in cui le città-fortezza sono molto diffuse. Puntare, invece, sulla forza dell'integrità dell'agro romano mantenuta dall'intero territorio, sommata a un brand innovativo e riconoscibile ovunque, garantirebbe maggiore incisività alla proposta friulana. Perchè questo territorio è, storicamente, unico nel proprio genere? Basta dare un'occhiata alla "Carta stradale della Regione Autonoma Fvg" in vendita e a disposizione dei turisti per rendersi conto del valore culturale, storico, incancellabile del disegno territoriale, ancora oggi funzionale, di ripartizione della pianura con la maglia del reticolo stradale perfettamente corrispondente alla "perticazione" romana tra Aquileia e Udine. Parla della struttura agraria e forestale della Bassa friulana? Sì, una realtà che si espande per 40 chilometri di lunghezza, da ovest a est, lungo l'Agro Aquileiese a partire dall'architettura degli assi stradali alberati, paralleli tra loro, che suddividono le campagne della Bassa ogni 3 chilometri da Codroipo a Gradisca d'Isonzo. E questo è soltanto l'inizio. Prego, continui pure... Davvero spettacolare, poi, è l'asse stradale Lestizza-Mortegliano, sino a San Vito di Fagagna, con addirittura la parcellizzazione più minuta delle "centuriae" del sistema agrario romano, ovvero il frazionamento fondiario con appezzamenti più piccoli, chiamati "acceptae", incredibilmente integro a Sclaunicco. Altrettanto esemplare, quindi, è il "cardo" Carpenedo-Campoformido-Colloredo di Prato con il grande quadrato intatto disegnato dalle strade della centuria che arriva a Blessano e Basiliano. È felice, quindi, che il nome da lei coniato cioè Agro Aquileiese sia divenuto la "pelle" di una delle nuove Uti? Non è un marchio registrato (ride, ndr), ma direi che rappresenta un primo risultato figlio, probabilmente, delle continue ripetizioni del termine proposte in quasi ogni convegno tecnico. Io, però, sarei andato oltre creando una reale appartenenza territoriale tra ogni Unione e il nome di riferimento. Va benissimo, infatti, Agro Aquileiese, ma, da un punto di vista identitario, perchè non si è pensato a creare un'Uti Bassa friulana? o delle Colline Moreniche. Oppure, ancora, dalla Val del Fella e della Val Resia? Pare di capire tra le righe che il suo progetto cozza, in maniera decisa, con quello del nuovo elettrodotto. Sì, la nuova infrastruttura tecnologica Redipuglia-Udine ovest viaggia in senso diametralmente opposto sia perchè non sono state effettuate le necessarie valutazioni globali e complessive degli impatti ambientali e dei campi elettromagnetici, sia perchè non si muove in linea con le previsioni regionali ed europee di investimento per lo sviluppo rurale. Gli industriali, però, sostengono che sia indispensabile per il futuro della Regione. Lei non ne è convinto? Non sto dicendo di bloccare il progresso, ma sostengo che per la salvaguardia del nostro patrimonio storico-rurale e delle sue risorse produttive, con i posti di lavoro collegati, è possibile realizzare un'opera di questo tipo, e di queste dimensioni, soltanto se interrata e, in più, affiancata a corridoi tecnologici già esistenti come l'autostrada. Copiando il suo famoso "modello Potsdam"? Esattamente. In Germania abbiamo risanato un territorio, a suo tempo rovinato dalla manovre militari sovietiche e da quelle della Ddr, trasformandolo in una zona di vita rurale. Con fattorie e borghi dove il traffico automobilistico è stato eliminato. E dove l'elettrodotto previsto è stato interrato per la bellezza di 40 chilometri. Il tutto, faccio notare, in base a un "masterplan" di ripristino e valorizzazione del paesaggio rurale realizzato grazie a fondi europei del valore, all'epoca, di 27 milioni di marchi tedeschi. Denaro che, se utilizzassimo la medesima strategia per l'Agro Aquileiese, potremmo facilmente attrarre in Friuli.