La bellezza ha colpito al cuore Udine, la città risponde eleggendo per furor di popolo il suo Cupido: Vittorio Sgarbi è stato il protagonista dell'ultima giornata di "Riconoscere la Bellezza", calamitando l'attenzione tanto nei momenti di intima contemplazione sotto gli affreschi del Tiepolo quanto nelle ricette in comizio contro la crisi sulla bellezza in Italia. Uno Sgarbi a trecentosessanta gradi, storico dell'arte prima e showman dell'arte poi, appassionato e preparato cultore del bello artistico nel Museo Diocesano; irriverente e ammaliante conoscitore del bello popolare in piazza Libertà. La prima delle due facce dà il meglio di sé nel Salone del Trono del Palazzo Patriarcale, aperto a pochi fortunati visitatori in religioso silenzio per la lectio magistralis del professore, il Clark Kent innamorato e con il naso all'insú per ammirare quanto Giambattista Tiepolo ha lasciato a nostra fortunata eredità. «È questo un luogo assoluto e straordinario per parlare di Bellezza - ha esordito Sgarbi - quasi piú utile per me che per voi. E infatti guardo al Tiepolo con enorme gratitudine: lui l'ultimo discendente di quella stirpe capace di affrescare il cielo, lui l'ultimo pittore di Dio in terra, anzi in cielo». Un viaggio nelle Gallerie del Tiepolo con una guida carica di conoscenza per ogni fregio o dettaglio, impegnato nel duplice ruolo di sedotto e seduttore, ammirando il periodo di prima maturità del pittore veneziano e approfittando, in occasione del ventesimo anno del Museo Diocesano e del 2015 come Anno Internazionale della Luce Unesco, della luce naturale che finalmente ritorna a baciare le opere immortali. Il cambio d'abito avviene nella corsa verso sala Ajace, la calzamaglia azzurra non c'è ma la "S" calza a pennello. La folla ne attende con frenesia l'arrivo in Loggia del Lionello, la sala del Comune ormai sold-out, uno schermo quale unica consolazione: per le centocinquanta persone sedute all'interno è pronto un comodo dialogo con il maestro; per quelle all'esterno il regalo di un'anteprima dal pulpito delle scale. E il tema è sempre lo stesso, bellissimo: la Bellezza. Eppure qualcosa è cambiato, mancando quell'atmosfera quasi sacra che il palazzo Arcivescovile offriva. E allora i temi hanno potuto davvero spaziare attorno al filo rosso, ripercorrendo stili e tracce dell'arte in Italia. Inevitabili poi il giudizio e il commento su Expo, i messaggi al governo Renzi e il passo fondamentale sulla programmatica "sgarbiana": «Per realizzare quanto ci proponiamo di aggiungere in Costituzione bisogna procedere per passi. Primo punto dell'agenda la gratuità dei musei: la conoscenza diretta dei luoghi della bellezza non può essere diversa da quella dei libri. Serve poi, e siamo al punto numero due, tanta fiducia nei giovani che sono stati educati alla bellezza, forza lavoro a basso costo quindi. Infine servono idee per far sí che davvero la bellezza possa produrre effettivamente reddito». La chiusura finale è tutta per il Messaggero Veneto: «Dei miei interventi in Friuli raccontanti sul giornale nei giorni passati ho dimenticato la storia della ex macelleria di Variano di Basiliano, edifico storico del 1500 minacciato di demolizione. Lo abbiamo salvato, grazie soprattutto alla passione civile di chi si è riconosciuto in quella storia, per evitare un vero delitto». Applausi, in entrambe le sedi, per il simbolo di una tre giorni di grande successo, con l'augurio comune a cittadini e istituzioni, di una replica quanto prima. Intanto Udine ha salutato Sgarbi e il festival, ma di certo non la bellezza.