E' un po' come un ospedale. Ma per libri. L'ultimo, pubblico, a Napoli, che serve l'intera Biblioteca nazionale, custode di oltre un milione e mezzo di volumi. Dalla carta stampata ai manoscritti, fino ai codici e alle pergamene, persino agli antichi supporti dei papiri ercolanesi. Quello studiolo al piano terra del Palazzo Reale, intitolato ad Alberto Guarino (che per primo lo fece aprire nel 1977) è un ricovero del sapere, per quelle preziose pagine ingiallite dal tempo e dalla polvere. Un avamposto del passato e, allo stesso tempo, una porta per il futuro. Proprio qui, infatti, sono passati mille dei 2500 libri che la biblioteca ha destinato ai progetti di digitalizzazione di Google, per un unico, enorme database online. Il laboratorio è oggi diretto da Valeria Stanziano. "Fino a venti anni fa eravamo più di 20 - dichiara - per una manutenzione continua di tomi e copertine. Oggi siamo soltanto in sei per i rovinosi tagli della crisi". Si lavora cinque giorni su sette, con interventi continui, urgenti o meno, proprio come in un nosocomio, in questo caso letterario. E' molto raro che la struttura sia visitabile al pubblico (rivolgersi in anticipo all'ufficio Urp della Biblioteca per prenotarsi). L'ultima apertura è avvenuta in occasione della "Domenica di carta" (l'iniziativa del ministero ai Beni culturali che apre eccezionalmente biblioteche e archivi di Stato). All'ingresso, profumo di colla e unguenti: due recenti "pazienti" di carta si godono la convalescenza su un tavolo di legno. Sono due splendide cinquecentine: un codice ebraico del 1517, cucito su fettuccia di cuoio, ed un manoscritto coevo con copertina in legno, ricoperta di pelle. Hanno richiesto oltre quattro mesi di lavoro. Nel corridoio che separa le due sale operative, si muovono i funzionari della biblioteca e restauratori. Camice bianco, guanti in lattice, la dottoressa Stanziano spiega, passaggio dopo passaggio, i dieci step per il recupero di un antico testo. "Saniamo ogni tipo di problema, o ferita di una pagina - dice, vezzeggiando i libri come se fossero esseri umani - Ultimamente ci stiamo dedicando al Fondo Farnese e a una tavola geografica ottocentesca che ritrae i Campi Flegrei". Il primo passaggio consiste nella scucitura del volume e alla numerazione di ogni sua carta. Segue una spolveratura con pennello morbido, da ogni infiltrazione di polvere o insetti, potenzialmente incastrati tra qualche legatura. Se la messa a punto richiede un intervento totale (il "restauro a umido"), il testo si deve sfascicolare, tagliando tutte le cuciture al suo interno. Le pagine vengono poi immerse per venti minuti in una vasca contenente una soluzione di acqua deionizzata con una percentuale di propinato di calcio e riscaldata a 35 gradi. "La procedura - spiega Stanziano - serve a scaricare tutta l'ossidazione della carta. A volte è così alta, che l'intero liquido nella vasca diventa del colore del tè". Sembra strano, eppure, a contatto con queste sostanze, i fogli non vanno in brandelli, anzi, si purificano, prima di esser prelevati e lasciati ad asciugare per un giorno. Più che un ospedale, ora il laboratorio si va per pagine da rivitalizzare. Una colla speciale, la Tylose, spalmata su tutto il foglio, provvede a rafforzarne la trama. Solo allora, si procede a delicati interventi di "chirurgia" su stampa o pergamena, per sanare lacune e danni. Niente punti di sutura, in questo caso, ma veri e propri rattoppi, con carta giapponese (più Tylose diluita al 3 per cento) per strappi, rinforzo, margini e pieghe) o velina per i tagli. Le operazioni avvengono su un tavolo di lavoro luminoso. Solo alla fine, il libro viene spianato sotto il peso di una pressa idraulica e, successivamente, ricucito. C'è proprio un arcolaio, dove ogni esperto, armato di tecnica e pazienza, ricompone ogni nodo e rilegatura delle fettuccine. C'è anche una sezione speciale per l'indoratura, utilizzata per rinvigorire i titoli dalle scritte scintillanti. Sulle scrivanie le tecnologie si azzuffano: ai vecchi pennini e pennelli si alternano potenti deumidificatori e monitor di pc, per mostrare foto zoomate dei casi più critici, consentendo analisi più approfondite e settoriali. E' in queste sale, eccellenza nascosta e silenziosa della biblioteca, che Valeria Stanziano e i suoi colleghi hanno salvato pagine e pergamene di manoscritti, miniature, erbari, fogli di giornale e quaderni di appunti. Come quelli di Giacomo Leopardi, che ancora conservano scritte e cancellature del grande poeta recanatese mentre componeva alcuni dei suoi capolavori come "L'Infinito" o "A Silvia".
"Ecco come abbiamo salvato le pagine di Leopardi" . Viaggio nel laboratorio di restauro della Biblioteca nazionale
Il laboratorio della Biblioteca Nazionale di Napoli è un'unità di restauro e conservazione di libri e manoscritti. Diretto da Valeria Stanziano, il laboratorio è un "ospedale" per i libri, dove si lavora per salvare pagine e pergamene danneggiate dal tempo e dalla polvere. I restauratori utilizzano tecniche tradizionali e moderne per ripristinare i libri, che vengono trattati con colla speciale e soluzioni chimiche per sanare lacune e danni. Il laboratorio è anche un luogo di studio e analisi, dove si utilizzano tecnologie avanzate per esaminare i casi più critici.
Artista / Persona
Bene culturale
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