ROMA Riforme al rush finale, si chiude martedì 13. Ieri la giornata conclusiva dell'esame del disegno di legge del governo che modifica il sistema bicamerale paritario e disegna il nuovo Senato. Per l'esecutivo gli ultimi ostacoli sono stati i voti segreti di alcuni sub emendamenti, superati con la soglia minima di 142, la più bassa raggiunta dalla maggioranza. Tuttavia non ci sono mai stati rischi, lo scarto con le opposizioni è stato sempre sopra i 35 voti. Così Renzi si affida al consueto tweet della "voltabuona": dicevano «le riforme si fermeranno, il governo non ha i numeri. Visto com'è andata?». Martedì le dichiarazioni di voto cominceranno dal pomeriggio ma già da ieri è stata Anna Finocchiaro a commentare il traguardo ormai raggiunto: «Siamo a un passo dall'approvazione di una legge fondamentale per il Paese. Tutto è perfettibile ma grazie all'unità del Pd e alla solidità della maggioranza abbiamo scritto una buona riforma costituzionale». Le opposizioni, che hanno provato a ostacolare in tutti i modi la riforma, ora puntano direttamente sul referendum che sarà celebrato nell'autunno del 2016. Tra gli ultimi articoli approvati (il 39, 40, 41), le disposizioni finali con l'abolizione del Cnel, la cancellazione dei rimborsi per i gruppi politici dei consigli regionali e la norma transitoria sulla legge elettorale delle regioni. Un punto, frutto della mediazione con la sinistra del Pd e che prevede una legge quadro da varare entro sei mesi dall'entrata in vigore della riforma. Le Regioni avranno tre mesi per adeguare la loro legislazione. Intorno a questo principio si dovranno trovare le modalità per garantire la scelta da parte degli elettori dei senatori-consiglieri regionali. Il ministro Maria Elena Boschi ha assicurato che la nuova legge «sarà approvata in maniera tempestiva». E' stato a questo punto, con l'approvazione dell'articolo 39, che nell'aula del Senato è nuovamente scoppiata la bagarre con gli esponenti del Movimento 5 Stelle che hanno accusato la minoranza del Pd di «essersi venduta». Sono volati nuovamente insulti e il presidente Grasso ha convocato per lunedì un altro ufficio di presidenza per valutare nuove sanzioni. Un'altra polemica era partita durante una pausa dalla Lega, che ha accusato ancora Forza Italia di mantenere ancora in vita il patto del Nazareno. Il dito puntato contro il capogruppo Paolo Romani, entrato alla riunione tra governo e maggioranza che concordavano le modifiche per il sistema di elezione dei giudici della Consulta. Ieri sono passate anche le norme che introducono il nuovo federalismo con il ritorno di competenze legislative allo Stato tra cui la tutela dell'ambiente e dei beni culturali, l'energia, le infrastrutture strategiche, la protezione civile. Pur prevedendo la possibilità di forme di devolution, anche per le regioni a statuto speciale, il potere centrale come «salvaguardia dell'unità nazionale» potrà riprendersi alcune competenze.