E ancora una volta la città si divide. Solo l'annuncio per un'ipotesi di vendita di due quadri conservati alla Galleria di Ca' Pesaro (sulla base di un fantomatico elenco del sindaco Brugnaro), "Il Rabbi" di Marc Chagall e ' Judith' di Klimt, ha scatenato ira e approvazione. E l'ipotesi sul tappeto potrebbe essere quella di un vero e proprio éscamotage. E se fosse lo Stato a comperarlo simbolicamente (lasciandolo al suo posto, quindi) versando nelle casse del Comune i soldi della quotazione? Solo un'ipotesi fino a questo momento. Sarebbe un percorso non certo breve, ma potrebbe scatenare, peraltro, un effetto a catena magari con altri enti locali pronti a seguire la "dottrina Brugnaro". «Non vale neanche la pena parlarne - va giù con l'accetta Massimo Cacciari - Possiamo solo riderne. E quanto può fare un sindaco voluto dal Pd, che la città ha votato». Ma si possono vendere due quadri per risanare il bilancio del Comune? Cacciari è diretto: «Bisogna investire in cultura. Sotto la mia amministrazione è stata fatta la Fondazione Musei; è arrivata la Fondazione Pinault e poi Prada; è nata Punta della Dogana! Così si deve fare. Lo ripeto se Brugnaro lo ha detto per provocare, può anche starmi bene, altrimenti è solo vergogna. Batte cassa a Roma per Venezia, ma vogliamo ricordare che tutti i soldi sono finiti al Mose e lui, il sindaco è tra i primi sostenitori delle dighe mobili?». Dall'altra parte della barricata, in linea con Brugnaro, l'ex ministro Renato Brunetta. «Operazione saggia e positiva - dice - Il sindaco deve solo fare attenzione a non smembrare una collezione artistica e squisitamente veneziana. Mi pare che nel caso dei VENEZIA due quadri non sia proprio così. Si tratta di pezzi unici che non hanno relazione con Venezia, quindi, si può fare, se ne ricaverebbe un valore enorme per aiutare la città, anche da punto di vista promozionale e di attenzione. Anche il Codice dei beni culturali permette operazioni di questo genere». Giudica "irricevibile" la proposta del sindaco di vendere un Klimt e un Chagall, il capogruppo Pd, Andrea Ferrazzi: «Irricevibile per moltissime ragioni culturali e pure sul piano economico. I problemi vanno affrontati con serietà senza ipocrisie». Sull'altro versante Arrigo Cipriani: «Non penso sia uno scandalo vendere quadri che non fanno parte della storia di Venezia». Infine tuona contro il sindaco la Cgil: «Vendere quei quadri è come spegnere una luce - dice Andrea Lenarduzzi - consegnare una parte del patrimonio pubblico nelle mani di privati consentirà loro solo di appenderselo nel tinello come trofei».