HO letto con piacere il progetto di rigenerazione della Galleria Principe di Napoli e della scadenza a ottobre dell'avviso pubblico per l'assegnazione in concessione d'uso dei suoi locali e le relative iniziative della facoltà di Architettura e dell'Accademia di Belle Arti. Nello stesso tempo ho letto che, nell'ambito delle opere proposte dal Grande programma del centro storico di Napoli, è previsto un collegamento tra la Galleria e il Museo Archeologico. Due aspetti indubbiamente positivi per lo sviluppo di questo notevole brano monumentale della città che vede coinvolti, oltre questi complessi architettonici, altre emergenze storiche di valore: Accademia delle Belle Arti, Teatro Bellini e altri non lontani nuclei architettonici e urbani. Un'area, tra l'altro, servita da due linee metropolitane. In tal senso un attento studio della viabilità potrebbe trovare delle soluzioni utili a connettere questi complessi in una mobilità meno confusa e a favore della pedonalità. Ritornando sulla prospettiva di un'auspicabile rigenerazione della Galleria resta il problema di un collegamento diretto con il Museo Archeologico, che consentirebbe di rianimarlo per sperare di far decollare la prevista riqualificazione. Secondo il piano per il centro storico si propone un collegamento tra questi due edifici: suppongo che ci sia un progetto o almeno un'idea, ma ritengo più probabile, invece, sia solo un'indicazione. Immaginiamo quali potrebbero essere le possibili proposte: - collegamento sotterraneo diretto con il Museo Archeologico e con delle uscite sulla piazza del Museo e nella Galleria? - passerelle aeree che scavalchino la piazza per atterrare nell'area antistante alla Galleria? - pedonalizzazione della piazza Museo Nazionale? Valutiamole: - il passaggio sotterraneo è certamente il più costoso e costruttivamente complesso e ardito, ma a Napoli siamo stati abituati dalle grandi opere per la realizzazione della Metropolitana, quindi si potrebbe osare; - la scelta di soprapassaggi pedonali con relativi ascensori, dovrebbe concretizzarsi con delle vere e proprie opere d'arte per confrontarsi con il Museo archeologico e la Galleria; - la terza, la pedonalizzazione della piazza, implica certamente un impegno maggiore per il controllo della viabilità, ma non costerebbe niente. Allora sembra quasi naturale muoversi in quest'ultima direzione, almeno in via sperimentale. Più volte si è discussa questa ipotesi, ma sempre esclusa, per via dell'intenso traffico cui la piazza è sottoposta. Tuttavia oggi, con una mobilità meno stressante degli anni scorsi, si potrebbe valutare di affrontare la sua pedonalizzazione modificando i sensi di marcia su via Pessina, via Broggia, via Conte di Ruvo e via Costantinopoli e installando un'adeguata semaforizzazione qualora fosse necessaria. Non mancano a Napoli esperti della viabilità, per affrontare tale proposta e dando alle aziende di Mobilità il compito della riorganizzazione della linee di trasporto pubblico. Un simile intervento, certamente coraggioso, perché imporrebbe qualche sacrificio agli automobilisti, ritengo sia il presupposto per pedonalizzare l'area antistante al Museo, ferma restando la possibilità di lasciare sui lati esterni aree di sosta di servizio. L'intervento consentirebbe finalmente di realizzare una bella piazza in grado di collegare il Museo alla Galleria Principe di Napoli. Nello stesso tempo si offrirebbe, ai numerosi visitatori del museo, uno spazio confortevole e una nuova attrazione quale sarebbe la rinnovata Galleria che, con l'occasione, potrebbe chiamarsi Galleria del Museo Archeologico. Intanto mi auguro che il nuovo direttore del Mann, Paolo Guilierini, incominci a liberare il piazzale esterno del Museo dalle auto, tanto per dare un primo segnale ambientale e di rispetto verso quel che rappresenta questo edificio. Auspico che, aldilà della scelta progettuale, si affronti subito il problema, anche per dare forza al progetto di rinnovamento della Galleria e offrire una dignitosa accoglienza urbana a uno dei più importanti musei del mondo, per il quale una città turistica dovrebbe prestare più attenzione, sia per i suoi risvolti economici e sia per quelli culturali, rispetto ad altri stravolgimenti urbani.