Massa Marittima, tolte le impalcature e le tende, affiorano gli affreschi con la storia di San Cerbone MASSA MARITTIMA. La musica dell'organo accompagna le parole del vescovo Carlo Ciattini nel corso della messa pomeridiana e per quanto i fedeli lo seguano con devozione, è difficile trattenere la voglia di alzare lo sguardo. Erano anni che il soffitto del duomo di San Cerbone non era libero da tende o impalcature e ora che gli affreschi della cupola sono tornati visibili la curiosità è tanta. La Crocefissione e la leggenda di San Giuliano, scoperti durante i lavori di restauro per poi lasciare sbigottiti buona parte degli esperti. «La cattedrale ritrova un'importante pagina della propria storia» dice Alessandro Bagnoli della Soprintendenza delle Belle Arti di Siena. Una parte di storica «che non potevamo neanche immaginare». Finora infatti, sulla cupola, che tutti gli storici hanno ritenuto una costruzione del Trecento, basandosi su quelle che l'esperto chiama «malferme indicazioni di archivio». Invece la storia è ben diversa. Ed è stato proprio grazie a questi frammenti di opere, che ricordano molto le pitture bizantine, che oggi è più facile ricostruire la storia di San Cerbone. «Sono immagini meravigliose» dice monsignor Ciattini dal pulpito. In prima fila già per la funzione c'è mezza giunta comunale, con il sindaco Marcello Giuntini accompagnato dagli assessori Marco Paperini e Maurizio Giovannetti. «Vogliamo ringraziare tutti per questo splendido lavoro continua il vescovo Dalla Soprintendenza all'amministrazione, con cui non abbiamo mai avuto nessuno inciampo». E non era scontata questa pace, dato che i lavori sono durati dieci anni. Ma ne è valsa la pena non solo per aver riportato alla luce il volto sofferente di Cristo sulla via della croce, ma anche per fare chiarezza sulla storia, partendo dal fatto che gli storici si sbagliavano sull'origine della cupola. «È una struttura architettonica antica, che appartiene alla prima edificazione dell'edificio romanico continua Bagnoli - Fortunatamente la scoperta offre la possibilità di stabilire che questa parte della cattedrale è stata fortificata alla fine Duecento, quando si provvide a dipingere spicchi della cupola con un motivo a simulazione architettonica nonché a illustrare le quattro trombe con i simboli degli Evangelisti e le pareti verticali del tamburo con storie di San Cerbone». L'autore di queste opere è un pisano: Enrico di Tedice. Pittore protagonista della scuola Centro Artistico Toscano, capace di unire nei suoi disegni la cultura bizantina e balcanica con le nuove espressioni di un altro pisano dell'epoca, il Giunta. A far risalire alla sua firma «è stato il confronto delle figure affrescate a Massa con quelle delle storiette della passione dipinte croce San Martino a Pisa» continua l'esperto. E «non deve stupire che il lavoro sia stato affidato a un pisano», continua Bagnoli, dato che Massa Marittima «afferiva alla parte ghibellina, almeno fino al 1267». La scoperta di questi affreschi è stata una mappa utile per tornare indietro nei secoli e capire come sia nata la cattedrale e con lei i fasti di Massa.