I residenti del condominio di via Roma 207 non mollano di un millimetro per la ricostruzione del loro palazzo che insiste nell'area di Porta Barete e che il Comune vorrebbe spostare. «Siamo costretti a ribadire che non ci sono proposte né fantomatici fondi stanziati, ma solo chiacchiere illusorie e prive di basi giuridiche. In caso l'assessore e il sindaco insistano ad affermare il contrario, chiediamo di comunicarcene gli estremi. Il Comune non ha neppure la proprietà dei terreni su cui va dicendo di volerci spostare, terreni di proprietà di decine di privati cittadini: come fa un Comune a spostarci sulla roba d'altri? Per noi quest'amministrazione è stata più devastante del sisma. Ci ha rovinato la vita. Abbiamo gli stessi diritti pregressi della pizzeria di fronte a noi, dei condomìni accanto alla chiesa di Santa Croce, che ora stanno avviando i cantieri, e di tutti i cantieri che hanno ricostruito indisturbati sulle mura. Sindaco e assessore ci diano risposte su questa disparità di trattamento. L'assessore Di Stefano ventila il ritiro del contributo: assessore, solleciti lei la soprintendenza, insieme al sindaco, visto che i fondi pubblici non possono certo restare fermi. Noi siamo pronti a ripartire da domani mattina, altro che ritiro del contributo: si rivolga alla Soprintendenza, non a noi. Dall'inizio di questa vicenda ci siamo chiesti come mai il Comune, erogatore di fondi e autorizzazioni e primo responsabile di questa grottesca situazione, non si ponesse accanto ai suoi concittadini in favore della celere ricostruzione da lui stesso voluta e autorizzata, e divenisse invece fautore della non ricostruzione di un solo condominio in tutta la città. Perché? Una proposta risolutiva esiste, l'unica, ed è di un anno fa: il Comune la conosce, è stata presentata e sollecitata dall'ufficio speciale, che ha cercato e trovato un accordo con i condòmini. Si tratta dell'unica proposta concreta, reale e protocollata, ufficiale: che fine ha fatto? Quando ci verrà risposto? Assessore, se la faccia illustrare, oppure contatti la soprintendente e, nel sollecitarle il problema fondi e un celere rientro a casa dei condòmini, tuteli noi cittadini aquilani affinché cessi la persecuzione».