Oggi il testo potrebbe avere il via libero definitivo. Prevista una deroga soltanto per gli esemplari più rari ROMA Dracme, aurei, sesterzi, marenghi, antichi nummi. Monete che hanno segnato la storia e che ora rischiano di diventare caccia libera, per tutti. «Fermate quella legge o rischiamo di perdere la nostra memoria storica». E' accorato l'allarme che giunge da studiosi e archeologi per il provvedimento già passato al Senato e che oggi rischia di avere il sì definitivo alla Camera: una norma che toglie ogni tutela alle monete antiche. Compreso l'obbligo di segnalare alla sovrintendenza la scoperta. Non è una questione da poco. E a spiegare il valore devastante di questo undicesimo subemendamento, inserito dal Senato al provvedimento conosciuto come «Mezzogiorno e diritto d'autore», sono storici importanti e gli stessi sovrintendenti. Il professor Elio Locascio, docente di Storia romana all'Università Federico II di Napoli, si dispera: «Le monete sono una delle nostre fonti più importanti per ricostruire la storia. Se passa questa legge non saremo più in grado di capire la vita quotidiana, gli scambi, i rapporti tra popoli diversi». Sono molte decine di migliaia le monete ritrovate ogni anno sul nostro territorio, «sparse» o in «gruzzoli». Alcuni ritrovamenti, come quello avvenuto anni fa sulla via Braccianense, hanno rivoluzionato gli studi storici. «L'area di circolazione della moneta non si può capire se non partendo da questi ritrovamenti, perderne le tracce è folle» aggiunge il professor Locascio. Un granello nell'ingranaggio fragilissimo della tutela del patrimonio archeologico è stato inserito nell'articolo 2 del decreto legge n. 63 del 26 aprile 2005, dopo norme a tutela dei vitigni e sulle controversie sul formaggio. Si parla di archeologia preventiva. Ma si allargano le maglie del codice Urbani. «Quella legge aveva liberato da ogni vincolo le collezioni private, ma almeno aveva tutelato quelle storiche, come la collezione dei Gonzaga» lamenta Sara Sorda, segretario generale dell'Istituto di Numismatica «ora invece si da il via libera a chiunque trovi monete, magari con l'aiuto di un metal detector che in Italia possono acquistare tutti, di mettersele in tasca e portarle via senza dire niente a nessuno». L'obiezione che il testo preveda una deroga per le monete rare o di particolare valore fa imbestialire gli esperti. Irene Berlingò, presidente dei funzionari chiamati a tutelare il nostro patrimonio, parla di «argomento pretestuoso»: «Le monete antiche, come quelle moderne, sono di per sé "ripetitive" perché battute da una zecca. In realtà questa norma resuscita il cosiddetto condono archeologico che Gabriella Carlucci e altri parlamentari tentarono di far passare invano. Ora ci si riprova». «E' un'altra arma spuntata denuncia E temiamo che attraverso questo varco aperto dalle monete possa poi passare anche il resto». Anna Gallina Zevi, sovrintendente di Ostia, è ancora più dura; «Chi stabilisce che quella moneta è di poco valore? La legge non lo dice ed è evidente il riferimento al valore economico. Ma è ora di finirla: il passato non deve giustificarsi di esistere. E' e basta. Tutto ha un valore inestimabile e va conosciuto. Se, invece, dobbiamo sempre essere lì ad arrabbattarci per arrivare prima di chi vuole sconvolgere un sito archeologico diventa una corsa senza speranza».
Sarà legittimo far sparire le monete antiche. Legge alla Camera: non si dovranno più segnalare i ritrovamenti. Gli storici: così viene cancellata la memoria
Il testo parla di un provvedimento che potrebbe avere il via libero definitivo alla Camera, che toglie ogni tutela alle monete antiche. La norma prevede una deroga per le monete rare o di particolare valore, ma gli esperti considerano questo argomento pretestuoso. Storici e sovrintendenti hanno espresso allarme per il valore devastante di questo provvedimento, che potrebbe portare a perdere la memoria storica. Le monete antiche sono una fonte importante per ricostruire la storia e il loro ritrovamento è spesso rivoluzionario.
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