PISA A caccia di certezze nella complessa vicenda delle bancarelle. Non è facile, ma qualcosa si muove. Servono una soluzione temporanea e una definitiva. In altre parole, dove dovranno andare (e per quanto tempo) gli ambulanti prima della sistemazione stabile (da individuare). Diciamo anzitutto che, contrariamente a quanto avvenuto finora, la loro collocazione si può cominciare a sganciare dalla fine del cantiere del Museo delle Sinopie. La proroga ulteriore fissa la conclusione dei lavori a fine novembre. Sulla carta, le bancarelle dovrebbero rientrare in piazza del Duomo. Ma l'indirizzo, sempre più chiaro, è che non avverrà alcun rientro. Nemmeno a titolo temporaneo. Decreto. L'idea è scritta da oltre un decennio, visto che il piano del commercio (del 2001) collocherebbe i banchi nella caserma Bechi Luserna sull'Aurelia. Avrebbe dovuto diventare il nuovo terminal dei bus turistici, invece gli accordi tra Comune e ministeri vari per il passaggio di proprietà non si è mai concretizzato. Intanto però è intervenuto il decreto Art Bonus del ministro Franceschini a dettare le modalità per la gestione dei luoghi di particolare pregio storico-artistico (Piazza dei Miracoli è sito Unesco). Il decreto dà la possibilità agli enti locali di stabilire le regole per il commercio ambulante e attribuisce il potere di revocare le concessioni. Dice anche, il decreto, che deve essere individuata un'alternativa e, nel caso, assicurati indennizzi economici se le destinazioni risultassero penalizzanti. L'intesa. Qui, gli enti locali della partita sono Regione, Comune e Sovrintendenza. I tre soggetti hanno stabilito un protocollo d'intesa per arrivare a definire la questione. Si danno anche una scadenza, ovvero il 30 marzo 2016. Ecco perché nel frattempo per i bancarellai l'ipotesi più probabile è restare nella collocazione attuale, ovvero piazza Manin. Che non potrà essere la soluzione definitiva, sia perché gli ambulanti lamentano il calo degli incassi, sia perché, soprattutto, la Sovrintendenza non vorrebbe tenere ancora a lungo occupata la piazza. Soluzione. Cambia il discorso riguardo alla soluzione definitiva. Le alternative sono pochissime. In primo luogo, andrebbe definito se ci sarà o meno una modifica del piano del commercio: in tal caso a spostarsi dovrebbe essere l'intero mercato ambulante dell'area del Duomo, quindi anche le attività di via Maffi, piazza Arcivescovado, largo Cocco Griffi. Non solo i 44 banchi ribelli, ma gli oltre 90 presenti nella zona. Possibile però anche uno "stralcio" relativo ai primi. Fatica a prendere corpo l'operazione Trovatelli (recupero dell'edificio di via Santa Maria), che costerebbe in totale quasi 30 milioni di euro. Una concentrazione in piazza Arcivescovado era già stata bocciata in favore di piazza Manin come sede temporanea. Largo Cocco Griffi non permette la presenza di ulteriori banchi. Impensabile via Santa Maria, dopo la tanto attesa riqualificazione con la nuova lastricatura. Difficile anche immaginare via Cammeo trasformata in un corridoio di banchi. Ipotesi. Resta l'ipotesi di un allontanamento al parcheggio scambiatore di via Pietrasantina, terminal dei bus turistici con milioni di persone, pur già rifiutato tre anni fa dai bancarellai. E allora? «Auspichiamo che ai bancarellai sia garantita un'alternativa valida, nel più breve tempo possibile, all'interno della sistemazione dell'area del Santa Chiara», ha detto il consigliere Gianfranco Mannini (M5S). Uno scenario che si riapre. Un progetto antico finito nel dimenticatoio. Potrebbe tornare utile.