Direttore Giulierini, che clima ha trovato a Napoli? «Mi sembra buono. In questa settimana in tanti hanno chiesto di parlare con me, molti mi hanno proposto idee, ho visto tanto entusiasmo. E c'è anche chi, tra i custodi, mi ha ringraziato perché gli ho stretto la mano. Per altro si percepisce che Napoli resta una capitale, me ne accorgo già in questi primi giorni». Se dovesse spiegare come cercherà di cambiare il Museo di Napoli, da dove inizierebbe? «Un primo aspetto è quello di come il museo si pone, di come comunica. Mi netto nei panni del visitatore e percepisco disorientamento, frammentarietà. Non mi è chiara quale sia l'idea guida del museo». E come pensa di agire? «Domani ho una riunione con i miei collaboratori. Ho chiesto a ognuno una relazione, voglio avere il quadro delle attività in corso, degli interventi progettati e programmati, delle proposte. Sulla base di ciò, prepareremo un piano generale, un progetto di come il museo dovrà essere da qui ai prossimi anni. E le attività o gli interventi coerenti con questa nuova impostazione li conserverò, gli altri andranno rivisti o profondamente cambiati». Qual è l'idea guida che metterà al centro del nuovo Archeologico? «Al Louvre percepisci la grande storia di Napoleone e della Francia. Vorrei che il museo comunicasse il suo essere la grande espressione culturale dello Stato borbonico e di Napoli. Questo, nella consapevolezza che i codici interpretativi del pubblico internazionale, dai cinesi ai vietnamiti, sono diversi dai nostri. Chi entra qui deve poter capire subito che il "Toro Farnese" non viene da Napoli, ma racconta, assieme alle altre sculture trasportate da Roma, la storia di una grande dinastia. E deve poter capire che, proprio perché a Napoli è sede di un regno tra i più importanti d'Europa, arriva la scoperta di Pompei, che resta uno dei più importanti contributi dati da Napoli alla cultura europea». I depositi del museo, dalle Cavaiole ai sottotetti che tutti chiamano "Sing Sing, sono pieni. Come pensa di valorizzarli? «I depositi sono il grande potenziale del museo, utilizzeremo i reperti non esposti per mostre che penseremo noi e devono essere allestite come azione di un percorso di riallestimento del museo stesso che così, mostra dopo mostra, cambierà continuamente le esposizioni. Non possiamo spendere soldi e poi buttare via gli allestimenti. Se poi ci sono esuberi, si può pensare a prestiti, ma ho già visto troppi piccoli musei aprire e chiudere ». E per il parcheggio, cosa ha in mente? «Ho scritto all'assessore comunale alla Cultura, voglio incontrare tutti. E capire come garantire posti auto almeno ai diversamente abili». Cosa troverà il visitatore in più rispetto a oggi? «Innanzitutto una mano invisibile che lo guidi, ed è la comunicazione. Oggi ci sono colori, didascalie, ambienti diversi uno dall'altro. Bisogna creare un linguaggio il più possibile unitario. Una volta scelta l'idea del museo, tutto deve tendere a renderla comprensibile ai diversi tipo di pubblico, per età, provenienza, interessi e formazione. Certo, bisogna andar cauti nel modificare allestimenti storicizzati, ma qualcosa deve cambiare. E poi, più servizi. Penso a un ristorante di eccellenza, ne ha parlato anche il ministro Franceschini, dove si offrono i prodotti tipici, aperto oltre l'orario del museo, come il bookshop. E più didattica». Entro fine anno deve essere approvato lo Statuto. «Sì, e anche il bilancio. Poi c'è la questione della separazione dalla soprintendenza archeologica e a un diverso uso dei locali fino ad ora occupati da quell'ufficio. Mi piacerebbe realizzare open-space per chi resterà a lavorare al museo». E i fondi, da dove li prenderà? «Qui subentra la fase amministrativa e gestionale: devo trovare sponsor, fare alleanze con soggetti interessati, sviluppare politiche di marketing, come un biglietto unico con Pompei, mini mostre tematiche. Dobbiamo andare a cercarli noi i turisti, questo il nostro compito». Il museo di Giulierini farà ricerca? «Certo. E faremo una collana editoriale specifica del museo, al di là del catalogo. Penso a piccole monografie su temi o aspetti. La ricerca sarà orientata all'allestimento. E vorrei che restassero al museo biblioteca, fototeca e archivio, perché espressione della stessa storia che ha dato origine alla collezione museale».
NAPOLI - Una giornata al Museo archeologico con Paolo Giulierini
Il direttore del Museo di Napoli, Giulierini, ha espresso la sua visione per il futuro del museo. Vuole che il museo diventi una capitale culturale e comunicare la sua storia e la sua importanza. Ha proposto di creare un linguaggio unitario e di renderlo comprensibile a tutti i visitatori. Ha anche parlato di valorizzare i depositi del museo e di creare servizi aggiuntivi come un ristorante e un bookshop. Il museo dovrà anche cambiare la sua struttura e la sua gestione, con la separazione dalla soprintendenza archeologica e la creazione di un nuovo statuto e bilancio. Il direttore ha anche promesso di fare ricerca e di creare una collana editoriale specifica del museo.
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