Nel suo stand ha portato un Desco da Parto del Maestro del Giudizio di Paride (ce n'è uno simile al Bargello) e un busto in marmo di Alessandro Rondoni commissionato dai Corsi Salviati. Doppio omaggio a Firenze, dunque, per il presidente degli antiquari italiani, il milanese Carlo Orsi, che non fa le cose a caso e lascia la Biennale di Palazzo Corsini col sorriso sulle labbra e il segno più in tasca. Presidente com'è andata a Firenze? «Benissimo. In primo luogo parlano i numeri. Rispetto alla scorsa edizione abbiamo avuto un incremento dei visitatori di circa il 50 per cento. Gli ultimi dati parlano di qualcosa come 32 mila ingressi. Due anni fa ne avemmo tra i 20 e i 22 mila». Vale anche per lei questa considerazione? Voglio dire, ha venduto e venduto bene? «Sì, vale anche per me: ho portato 8 pezzi e ne ho venduti più della metà. Soprattutto nell'ultimo weekend». A cosa si deve, secondo lei, questo successo? «La Biennale è cambiata in tante cose. In primo luogo noi antiquari abbiamo usufruito di servizi più numerosi e migliori, a cominciare dalla cena di gala della sera di inaugurazione. Poi c'è stato l'enorme impegno, anche mediatico, legato alla presenza di Jeff Koons in città. Fabrizio (Moretti, il segretario generale della Biennale ndr ) ha fatto un'operazione che è riuscita molto bene. E questo anche grazie alla collaborazione del sindaco Dario Nardella che ci ha creduto a tal punto da offrire piazza della Signoria e Palazzo Vecchio per la mostra dell'artista americano. E poi c'è stato un notevole impegno da parte di noi antiquari». In che direzione? «A fronte della bellissima sede espositiva che è Palazzo Corsini, e dell'ottimo allestimento di Pier Luigi Pizzi, che ne esalta la ricchezza, noi abbiamo lavorato per offrire un allestimento, un display più pulito. Gli stand erano più essenziali e mi lasci dire più belli. E poi tutti quanti hanno portato un pezzo di particolare rilievo. (Chi Schiele, chi Dolci, chi Velasquez, chi Fontana e la lista potrebbe continuare ndr .). E poi c'è un'altra considerazione da fare». Prego. «La presenza in quantità cospicue di arte moderna, penso a De Chirico, Burri o Fontana, per fare degli esempi, ha allargato lo spettro dell'offerta senza snaturare l'identità della Biennale fiorentina che resta sempre vocata all'arte antica e per lo più italiana». Ma se lei dovesse fare una valutazione più ampia di questo appuntamento col mercato antiquario, a che posto lo metterebbe nella classifica mondiale delle mostre consimili? «Sicuramente tra le prime tre al mondo. Quella di Maastricht non ha concorrenti, ha 250 espositori (qui ce ne sono 88 ndr ), è un appuntamento annuale, è la più importante del mondo. Ma tra Firenze e Parigi, le altre due di grande richiamo, direi che c'è un testa a testa. Senza dimenticare che Firenze oltre alla qualità dell'evento offre Firenze. Certo Parigi è bellissima, cosa che non può dirsi per Maastricht dove a sera non resta che bere un birra. Ma Firenze somma la bellezza alla facilità di fruirne vista la sua concentrazione di capolavori in un'area così piccola e preziosa. Gli ospiti erano e sono sempre entusiasti». Fabrizio Moretti ci ha detto che vorreste rendere l'appuntamento fiorentino annuale. Lei è d'accordo? «Assolutamente sì. Anche Parigi ha fatto questa scelta». Perché? «Il mercato antiquario non segue logiche differenti da quelle di altri settori. Tutto va più velocemente. Anche il nostro. Mi creda l'esigenza nasce innanzi tutto dai collezionisti. C'è molta richiesta di cose belle». Da parte di chi? Chi ha visto qui a Firenze? «Da parte di tutto il mercato, che è diventato globale. Ho visto collezionisti che venivano dal Sudamerica e dal Giappone, se è questo che vuole sapere. E poi ho visto grande interesse da parte delle istituzioni. Per dirle, c'erano direttori di musei che venivano da New York, da Washington, dalla California, da Minneapolis, dalla Francia. C'erano cinesi e c'erano anche tantissimi italiani». Il ministro Dario Franceschini si è detto favorevole all'istituzione del passaporto per le opere d'arte per rendere più facili le procedure di trasferimento da e per l'estero. Lei che ne pensa? «Mi pare una bella notizia. Le pastoie burocratiche che rallentano il nostro lavoro sono esagerate. Ci si addita sempre come quelli che portano fuori dall'Italia i nostri capolavori, ma non si nota mai quando facciamo l'operazione inversa. L'opera di Granacci che aveva esposto Moretti alla Biennale (La Madonna della Cintola con i santi Benedetto da Norcia, Tommaso, Francesco e Giuliano l'Ospitaliere ndr) ha fatto il viaggio inverso. È stata riportata in Italia da Fabrizio (l'opera era stata commissionata per Santa Maria Novella e proviene dal Regno Unito ndr .). Invece c'è un'altra cosa che riguarda il ministero e mi preoccupa». Cosa? «L'Art Bonus, (lo sgravio fiscale per i mecenati dell'arte ndr. ) per il momento, sarà accolto e applicabile per 30 milioni annui e non più. Manca la copertura finanziaria. Questo è un problema, si tratta di una misura che farebbe molto bene a chi vuole investire o solamente sostenere l'arte».