Nazionale, cambio al timone La direttrice lascia: torno a casa Sebastiani va a Roma: guiderà l'istituto per il restauro dei libri. Il bilancio dei suoi cinque anni Lascia a metà corsa, anzi a tre quarti. Maria Letizia Sebastiani, direttrice della Biblioteca Nazionale di Firenze dal 1 dicembre 2010, e riconfermata nel 2013 con un incarico che sarebbe dovuto durare fino al 2017, da ieri non è più numero uno in piazza Cavalleggeri. Oggi stesso a Roma firmerà per il suo nuovo ruolo di direttrice dell'Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario. Nulla di traumatico dicono in Nazionale i suoi collaboratori e conferma lei. Il ministero aveva lanciato un interpello, una richiesta a candidarsi alla guida dell'ex l'Istituto centrale per la patologia del libro, e «io dice lei ho fatto domanda perché in questo modo torno a occuparmi di quello in cui sono specializzata. Che è la paleografia. E, non da ultimo, torno a Roma che è la mia città». Di voci ufficiali su retroscena non se ne raccoglie nessuna. E anche sul futuro della Biblioteca le cose non sono chiare. Di figure come quella di Sebastiani, cioè con quel tipo di qualifica, in Italia ce ne sono poche. E, visto che la nostra Nazionale è un'istituzione amministrativamente autonoma, l'ipotesi della reggenza funzionerebbe per poco. Il direttore di un'istituzione come questa ha il potere di firmare una serie di atti che un funzionario anche di alto livello non potrebbe fare. E questo richiederebbe l'ok da Roma in troppe circostanze. Quindi l'ipotesi più ovvia è che si proceda con un bando a cui a occhio e croce potrebbero partecipare Andrea De Pasquale, alla guida della Nazionale di Roma dal 2014, la direttrice dell'Istituto nazionale per il catalogo unico, Simonetta Buttò, Guglielmo Bartoletti che è direttore della Biblioteca nazionale universitaria di Torino, Maurizio Messina che è numero uno alla Marciana di Venezia, Maria Goffredo che guida la Braidense e Vera Valitutto oggi alla Nazionale di Napoli. Chiunque arriverà troverà una struttura di rilevanza nazionale come poche: con 235 mila accessi online al giorno, 120 chilometri lineari di materiale per un totale di 6 milioni di volumi stampati, 25 mila manoscritti, 350 mila fascicoli l'anno di periodici. E insieme non poche gatte da pelare seppur rese di tanto in tanto più digeribili da alcune novità che nell'era Sebastiani hanno modificato l'immagine di Piazza Cavalleggeri. Andiamo al bicchiere mezzo vuoto: il fondo di finanziamento ordinario della Nazionale, per il 2016, è pari 154.593 euro e lo stesso dicasi per il 2017. A questo va aggiunto un surplus stabilito da Franceschini pari a 949 mila euro da spalmare su un triennio. A questo ci sarebbe da aggiungere il milione e 100 mila euro di fondi straordinari arrivati però per far fronte ai danni ingenti provocati dalla grandinata del 19 settembre del 2014. Il tutto per un totale di 170 dipendenti (tanti ne sono stati approvati in una pianta organica in cui di bibliotecari se ne contano 38, di addetti alla vigilanza 42, di archivisti neanche uno). Numeri a parte, sconfortanti per chiunque sia stato alla guida della Biblioteca, e per chi dovrà venire c'è da dire che in questi anni Maria Letizia Sebastiani si è data da fare per rendere più visibile l'istituzione: ha fatto sfilare nei locali della Biblioteca Alessandro Dall'Acqua in occasione di Pitti Uomo numero 85, nel 2012 ha aperto le sale a una serata di balli anni '70, «I love disco». Ha ospitato, questa primavera, l'evento del Polimoda «Momenting the memento». A marzo scorso ha organizzato un evento a tema cioccolato, con mostra e degustazione. Si è trattato di appuntamenti che hanno fatto discutere. Ci sono stati puristi-detrattori e innovatori-favorevoli che hanno sposato l'idea di mischiare alto e basso nella casa della cultura. E comunque non finisce qui: a settembre, per tre settimane consecutive, ha aperto le porte della Nazionale al teatro, con Gabriele Lavia chiamato ha dare lettura di alcuni brani dei Dialoghi dei massimi sistemi di Galilei. E andando indietro nel tempo si ricordano: l'appuntamento col golf in Biblioteca, nel 2013, e nel 2011, anche una serata di tango. Bene? Male? Non è questo il luogo per dirlo. Certo è che l'ultima apparizione della Nazionale (nei giornali nazionali) non è stata lusinghiera. Si è parlato di «catastrofe nazionale» evidenziando le chiusure estive e i prestiti a scartamento ridotto causa assenza o insufficienza di personale. Si tratta di problemi che chiamano in causa ovviamente le responsabilità romane(i fondi di cui si parlava prima) e ultimamente hanno posto l'accento sull'atavica rivalità tra la centrale di Roma e la nostra. Una rivalità che in molti sostengono potrebbe risolversi in favore di Roma con un declassamento di Firenze. Voci. Il tempo farà chiarezza sulla questione.