Al processo sulle presunte irregolarità urbanistiche commesse nella realizzazione del complesso edilizio del Crescent è salito sul banco dei testimoni il soprintendente, Gennaro Miccio. Era il teste più atteso all'udienza di ieri. Il dirigente del ministero dei Beni Culturali ha ripercorso quel "periodo caldo" a Salerno, fatto di ricorsi e interrogazioni sulla nascente mezzaluna di Bofill. Era l'agosto 2009. Miccio ha iniziato specificando al pm i suoi ruoli e i periodi in cui li aveva ricoperti alla Soprintendenza ai Beni ambientali di Salerno. «In quel periodo, in un normale avvicendamento d'ufficio, ricoprivo il ruolo di funzionario e le mie competenze furono spostate dalla Piana alla città di Salerno», ha esordito. Sulla sua scrivania finisce il progetto del compresso edilizio del Crescent già nella fase esecutiva. Miccio trova incompleta la pratica, perché mancante del parere paesaggistico. «Scrissi al Comune facendolo presente ha riferito al pm Mi fu risposto che c'era già nel precedente progetto per il quale c'era stato l'assenso». La giustificazione fornita dall'ufficio tecnico del Comune non lo convinse. Miccio ha spiegato che ebbe uno scambio di pareri con l'allora sovrintendente Giuseppe Zampino, a giudizio in questo processo. «Manifestai spiega la mia perplessità al sovrintendente dell'epoca, mi disse che andava bene così, che non c'erano differenze tra i due progetti, con quello che aveva avuto l'assenso, per questo motivo riteneva superfluo il parere paesaggistico». Secondo Miccio ogni progetto è una pratica a sé. Quindi anche quello esecutivo del Crescent necessitava del parere paesaggistico. »Zampino mi disse che andava bene così». Nell'esporre le fasi di esame del progetto da parte della sovrintendenza ai Beni ambientali di Salerno, Miccio ha raccontato di un fitto carteggio con il ministero. Da Roma auspicavano una soluzione condivisa tra gli enti. Poi ha riferito di una lettera, indirizzata anche a lui, che non gli fu mai recapitata, nonostante il timbro di ricezione della Sovrintendenza. Sempre Miccio ha riferito di un'ispezione ministeriale, sollecitata da un'interrogazione parlamentare, dalla quale non emersero illegalità. Infine, di una controversia tra Sovrintendenza e Comune per un carteggio fotografico di immagini mancanti. Si sono vissuti momenti di tensioni, invece, durante il controesame dell'architetto Alberto Cuomo. La difesa dell'ex sindaco Vincenzo De Luca ha cercato di mettere in dubbio l'attendibilità della sua testimonianza, citando alcune controversie con il Comune. Per l'architetto Cuomo il progetto del Crescent è "perverso" perché non tiene conto della storia di Salerno. Nel processo che si sta celebrando davanti al secondo collegio della seconda sezione penale del Tribunale di Salerno, presidente Vincenzo Siani, oltre a De Luca sono a giudizio altre ventuno persone tra tecnici, funzionari e componenti della giunta. L'udienza è andata avanti fino a sera. E' stata aggiornata a fine ottobre. Bisognerà proseguire l'interrogatorio di Miccio. Poi il controesame delle difese.