RONCHIS Un importante sito archeologico con una fornace di epoca romana ben conservata e, solo a pochi metri, la modernissima uscita autostradale di Ronchis. La convivenza tra antico e moderno fornisce particolare suggestione a questo luogo che all'interno del progetto "Antiche fornaci Friuli" è considerato uno dei siti di maggior valore, per l'elevato numero di informazioni che ha fornito agli studiosi che ci hanno lavorato per mesi, portando alla luce qualcosa come 1.500 metri quadrati di complesso produttivo, datato fra la metà del I secolo a.C. e la metà del II secolo d.C. Adesso il sito è stato consolidato e messo in sicurezza, sotto a uno strato di terriccio, in attesa di un intervento da parte della Regione, per riuscire ad aprire l'area al pubblico. La realizzazione di un semplice percorso, transennato e in alcuni tratti coperto da tettoie, potrebbe consegnare ai visitatori uno dei siti archeologici più completi e di sicuro richiamo turistico, vista la sua posizione a ridosso della Riviera e in prossimità dell'uscita autostradale, nelle campagne di Ronchis. Tutto comincia con i primi scavi, collegati ai lavori di realizzazione del nuovo casello autostradale, nel 2006. Troppi i frammenti di argilla ben cotta che si mescolavano alla terra scavata dalle benne, tanto che la Soprintendenza si convince che lì sotto c'è qualcosa d'importante. Sul posto arriva una squadra di una decina di archeologi, viene aperta una "trincea" e iniziano i lavori, grazie anche al sostegno finanziario di Autovie Venete. Senza sapere ancora di preciso cosa ci sia sotto quel terriccio, in un territorio che più di duemila anni fa era amministrato da Aquileia. La curiosità e l'emozione di quei professionisti è emersa tutta, venerdì sera, dalle parole di Tiziana Cividini, archeologa professionista, direttrice di numerose importanti campagne di ricerca archeologica e responsabile anche dello scavo di Ronchis, ospite di un convegno organizzato dall'Università della Terza Età di Latisana. È lei che ha raccontato tutto ciò che la terra ha restituito durante quei lavori. Che si trovavano davanti ai resti di una fornace d'epoca romana, gli archeologi lo hanno intuito quando hanno trovato, a una profondità fra i 40 centimetri e il metro e mezzo, i resti del forno principale e il perimetro della fornace, 7 metri di lunghezza per 3,6. Una delle fornaci più operose della zona, come confermano i numerosi detriti trovati tutto attorno: scarti di una produzione che comprendeva tegole, mattoni, coppi, ma anche vasellame da tavola. Tutti prodotti rigorosamente marchiati. Le tegole prodotte in almeno tre tipi diversi, bollate "Titi Hermetis" e il vasellame marchiato "Tapuri", un artigiano di origine celtica. Altri frammenti a lui riconducibili sono stati trovati in siti lungo il Tagliamento. Da qui l'ipotesi che molto probabilmente si tratti di prodotti che venivano commercializzati lungo il fiume. Il forno principale, quello ritrovato, molto probabilmente era affiancato da un secondo, al momento non ancora individuato: dagli scavi invece sono state rinvenute le buche, utilizzate per l'approvvigionamento dell'argilla e quelle che contenevano l'acqua. Sotto alla fornace, molto probabilmente, c'era un grande ambiente rettangolare per lo stoccaggio dei lavorati e tutto attorno una tettoia per l'asciugatura dei pezzi: tutte ipotesi confermate dai resti venuti alla luce con gli scavi. Nel III secolo d.C. l'impianto probabilmente entrò in crisi e venne chiuso: lo confermerebbero i frammenti di muro, ritrovati davanti al forno, la cui datazione è successiva a tutti gli altri.