L'area archeologica di Gonfienti diventerà di proprietà della Regione. Il 23 dicembre 2014 con l'approvazione della legge finanziaria toscana, è stato approvato anche l'investimento (3 milioni 200.000 euro) per acquisire la città sul Bisenzio. E' stato compiuto anche il secondo passo: la firma del protocollo d'intesa tra Regione a Comune di Prato. Quando l'iter della variante sarà ultimata la Regione procederà con il terzo passaggio: un accordo di valorizzazione col ministero dei Beni culturali. PRATO Se fosse stata scoperta cento metri prima o cento metri dopo, forse la vita dell'unico sito archeologico di Prato di così grande interesse, sarebbe stata meno grama. E invece la città etrusca sul Bisenzio, con la sua villa padronale (una di dodici individuate con il georadar e non solo), con il decumano e i cardi, con la sua storia, lunga e intrigante, continua a dividere la sorte con Interporto, all'interno del cui perimetro è stata scoperta. Fatica uno, viene dimenticata l'altra. E proprio per questo che il "Gruppo di vigilanza e difesa degli scavi di Gonfienti"- in testa Maila Ermini, attrice, Giuseppe Centauro, architetto e studioso del sito - dopo aver tentato di risvegliare l'attenzione sul sito con una serie di cartelli stradali che ne indicano la direzione, hanno organizzato ieri pomeriggio una cammina da piazza del Comune fino a Gonfienti chiamandola "La marcia giusta",alla quale hanno partecipato una trentina di persone che zaino in spalla e volantino della manifestazione attaccato sul petto passo dopo passo hanno raggiunto il sito. «Vogliamo far tornare l'attenzione su uno di tesori di Prato che continua a vivere una situazione di abbandono - afferma Ermini - ci è stato chiesto di adottare un monumento ma nemmeno una parola è stata spesa sul sito etrusco che tutt'ora non è visitabile quindi resta estraneo alla città e ai cittadini. Questa nostra marcia ha un unico scopo: dimostrare - conclude Ermini - che ci sono cittadini che ancora hanno a cuore il sito archeologico». Che è molto di più di quel che sembra. «Gonfienti era una città grande e ricca, voluta dai principi etruschi e da loro trasformata in uno snodo commerciale per quell'epoca (VI secolo ndr) tra i più grandi d'europa». Giuseppe Centauro, docente all'Università di Firenze, studia la città sul Bisenzio da quando è stata scoperta, nel 1996. E ha idee chiare: «E' necessario dividere una volta per tutte le strade di Interporto e degli scavi. Altrimenti si rischia di non arrivare a nulla». «Gonfiente - prosegue - era il cuore delle attività orafe, della lavorazione del ferro, del commercio in generale, degli etruschi. Non a caso - prosegue - è a Gonfienti che arrivano le strade da Volterra, Arezzo, Fiesole e Artimino». Traffici per via fluviale, traffici lungo la direttrice via terra che porta alla città gemella, se pur meno importante, di Marzabotto. «Questo è stata Gonfienti per almeno 80 anni - conclude Centauro - la città forse più importante d'Europa, prima di venir spazzata via non da una alluvione, come si è creduto, ma dall'intervento dei Galli Senoni che per conquistare l'area, ruppero le dighe che rendevano navigabile il Bisenzio, allagando completamente la città».