In Commissione si discute la richiesta di proroga avanzata per la Triennale del design. Sovrintendente: "Valuterò la proposta, anche quello della Triennale è un evento culturale". Il sondaggio Hanno criticato fin dall'inizio quelle piramidi di vetro e acciaio atterrate lì, a due passi dal Castello. E adesso che l'Expo Gate sembra destinato a vivere per un altro anno come " porta" di accesso alla XXI Triennale internazionale dedicata al design, Italia Nostra torna all'attacco. E questa volta, dice il presidente Marco Parini, "contesteremo in ogni modo" un'eventuale proroga, "senza escludere la possibilità di ricorrere al Tar" per bloccare le autorizzazioni che verranno richieste. Hanno diviso fin dall'inizio la città, le architetture pensate per Expo. Tra chi ammira l'opera e il tratto contemporaneo del disegno dello studio Scandurra che ha fatto vivere un pezzo di centro come via Beltrami un tempo senza un'identità precisa. E chi, invece, critica la collocazione in un luogo così delicato. E adesso la battaglia sembra destinata a riaccendersi. Parini dice di non voler dare giudizi estetici che, spiega, rientrano nella " sfera dell'opinabilità". Per il presidente di Italia Nostra il problema è un altro. "Abbiamo contestato sin dal principio l'Expo Gate - ricorda - perché interrompe la prospettiva che da via Dante e Cordusio porta al Castello. Quello che non è accettabile è la collocazione in uno dei punti più affascinanti della ricostruzione ottocentesca della città, all'interno di questo cono ottico. Su tutta la piazza, sugli edifici e su foro Bonaparte c'è un vincolo paesaggistico che non può essere ignorato. Ci fu risposto che quei manufatti erano temporanei e che sarebbero stati rimossi". Ma adesso a far cambiare i piani di Palazzo Marino è stata la richiesta della Triennale. Una seconda vita legata a uno scopo preciso, che si inserisce all'interno di un disegno più vasto. Quella che verrà smontata già a novembre, infatti, è l'installazione Nevicata 14 che ha colorato di bianco piazza Castello. Il Comune sta lavorando al concorso di architettura che dovrà essere lanciato per ripensare l'intero spazio pedonale. Ma Italia Nostra insiste: "Questi volumi - spiega Parini - hanno già avuto una durata notevole, tra i sei mesi di Expo e il periodo di montaggio. Oggi assistiamo a una richiesta di mantenimento: siamo totalmente contrari. E ci riserviamo di vedere quali saranno gli atti amministrativi e autorizzativi del Comune e degli organi di controllo". Perché adesso andranno fatti passi ufficiali. La questione verrà discussa domani in commissione Urbanistica. La proposta su cui è stato raggiunto un accordo politico tra giunta e maggioranza sarà contenuta in una mozione della consigliera comunale Elisabetta Strada (Milano Civica): chiederà di accettare l'idea della Triennale a condizione che entro l'anno si decida che cosa fare successivamente delle piramidi. A quel punto, però, bisognerà bussare alla porta della Sovrintendenza. Anche il loro parere favorevole, infatti, era legato alla durata dell'Esposizione. La sovrintendente Antonella Ranaldi per ora è cauta: "Aspettiamo la richiesta". La premessa è questa: "L'autorizzazione è temporanea e teoricamente vorrei che rimasse tale", dice. È stato il suo predecessore a siglare il nulla osta. Ma anche lei sa che il tema è delicato, così come il luogo in cui l'opera è stata realizzata: "Quando arriverà, mi riservo di esaminare bene la proposta. Bisogna tenere conto che quello della Triennale è un evento culturale e che Milano è una città che accetta il moderno".